Tecnocrazia: ombra arcaica, malattia post-moderna. - Destra Brenta
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Tecnocrazia: ombra arcaica, malattia post-moderna.

E’ ben al di fuori della capacità di un breve scritto, quella articolare una spiegazione della Crisi che sta attraversando il mondo globalizzato. Proveremo a dimostrare che la “tecnocrazia” è la causa di questa crisi e di come non sia un fatto di questa epoca postmoderna, ma il risultato di una tendenza umana generale.

E’ tuttavia possibile esaminare alcuni dei principi di tale crisi postmoderna e di come si manifestino sino al livello più fondamentale di esperienza, durante l’incontro con la realtà: la persona. Non è infatti contestabile che la Crisi globale sia frutto di un intimo mal – essere della persona.

Si può formulare la causa primaria in questo modo: una sistematica de-costruzione e distruzione di ciò che può essere definita la Tradizione. Quindi un vero e proprio sistema di pensiero che non manca di avere i suoi “profeti” nella filosofia. “Contro-iniziazione” la definisce il filosofo Renè Gueno. Primo fra tutti Martin Heidegger, padre fondatore della corrente decostruzionista e postmoderna.

E’ uso ormai comune definire i moderni sistemi politici, nati dopo la Seconda Guerra Mondiale, come “tecnocratici”. In generale, ci riferiamo in una “parrebbe” condivisione sul fare in modo che le società vengano governate da sistemi sorretti da una rete di informazioni sempre più specifiche su ambiti sempre più catalogati. Per farla breve un approccio che si può definire materialista, empirista, nominalista, scientista, etc. Renè Guenon la chiama non a caso, Regno della Quantità. 

Fattore, in re ipsa, che lo pone in conflitto con la Metafisica. Essendo fonte di un errore metafisico, è solo nel campo della metafisica che si può rispondere. Se esista un Principio trascendentale unico e causa della Realtà che viviamo, o se questa realtà che ci appare in ogni momento non abbia nulla di trascendentale. La Metafisica come fattore primario della Realtà è ineludibile e la sua decostruzione -o distruzione- porta solo a profonde delusioni esistenziali e devianze. Questa risulta in una inversione metafisica che, spiega Eric Voegelin, porta alla creazione di “religioni politiche”.

Per questo si rende un fatto inerente la Persona e non il Sistema. Esso è riflesso dello stato interiore -dell’anima?- e i comportamenti che questo manifesta di coloro che lo compongono. Ed è questo, come vedremo, il motivo per cui l’epoca postmoderna è governata dalla Tecnocrazia. Una religione (forse sarà anche chiaro quale di preciso) materialista, che in quanto tale pervade ogni aspetto della realtà obliterando i confini di ciò che per è sua natura limitato: la materia o il dato reale.(Tipo i confini e i popoli entro uno stesso network di relazioni commerciali e di accordi economici) La trascendenza della realtà è la possibilità di una sua modifica secondo un progetto. Un futurismo. Questa è la metafisica tecnocratica.

E’ una religione di successo: attrae con la promessa di un futuro immaginabile (quindi prevedibile), in quanto la realtà e le sue essenze trascendentali, che ne sono causa, non sono più un limite al nostro agire nel presente. Infatti è tutto nella disponibilità della nostra cura, come afferma Heidegger.  Una promessa. Senza i coperchi.. ehm, garanzia di successo. Ma che importa, finchè si può sognare lo si fa. 

Non volendo partire da lontano -dall’Origine- iniziamo citando il mantra della vulgata decostruzionista post-moderna: la Tradizione è un errore da superare.  

In questa frase si racchiude il corollario di accuse, secondo le quali i problemi del mondo deriverebbero da una sorta di cultura occidentale che, essendosi tramandata attraverso istituzioni “tradizionali”, avrebbe operato contro la libertà delle persone ad esprimere la propria “natura”. Ovviamente queste istituzioni sono la famiglia, l’istruzione, le istituzioni religiose e politiche, ed ovviamente tutto il sistema di pensiero che ne ha codificato la ragione d’essere, la Filosofia. Prenderemo in esame i due ambiti che comprendono tutti gli altri: istruzione e Filosofia

Il pensiero postmoderno -oltre le infinite idiozie e pericolose teorie- è un insieme di formulazioni filosofiche e sociologiche che -non ammettendo la possibilità di una grande narrativa, non esistendo alcuna Verità da narrare- usa gli strumenti che proclama di criticare per i propri scopi retorici e quindi politici. Essendo le istituzioni tradizionali i “dispositivi tecnici”  attraverso cui un sapere si tramanda, dovranno anche essere le stesse che questo sapere lo dovranno veicolare e modificare. La società è un ente totalmente impersonale. Un sistema, quindi la somma delle parti che lo compone, che devo esser fatto operare al massimo delle potenzialità. Nulla di più. 

La civiltà occidentale -e per estensione quella globalizzata- è il male assoluto ovviamente. Oltre il “suicidio” -una soluzione sempre macabramente alla mano- la civiltà Occidentale può “pensare” solo a cosa cambiare o rivoluzionare di se stessa per rimuovere tutti gli ostacoli per una società sempre più soddisfacente, abbandonando completamente il passato, di fatto l’Origine.

Insomma, basta cambiare leggi e istituzioni tradizionali e la civiltà desiderata, con l’aiuto della tecnologia, apparirà nel futuro. Le persone concorrono solamente alla costruzione di questo nuovo edificio sociale ipertecnologico. Nell’ambito lavorativo è un fatto fin troppo chiaro. Criteri di produttività e specificità della mansione sempre più precisi e stringenti. Produttività che si acquisisce con l’accumulo necessario di nozioni provenienti dall’esterno. Questo è l’individuum postmoderno della tecnocrazia: un ente ridotto alla sua funzione in un sistema complesso. Il più inefficiente di tutta la catena, tra l’altro. Quindi sempre in dovere di essere aggiornato rispetto all’ultima tecnica del momento. La conoscenza diviene un fatto statistico, l’accumulo di informazioni che mi diano un’immagine accurata di una realtà che è solo divenire e quindi flusso caotico di possibilità. Infatti Guenon la chiama illusione. 

Anche il proprio tempo libero deve essere organizzato secondo criteri esterni. Organizzando perfettamente quali attività svolgere. A seguire ogni aspetto tecnicizzato, separato e slegato da ogni contesto unitario. Di fatto non ponendo limiti a ciò che può essere fatto. 

E’ la volontà di fare una cosa a renderla potenziale, la tecnica la rende possibile. Non essendoci un principio unitario, ogni ambito diviene assoluto: sciolto da ogni tipo di vincolo delle proprie possibilità. Posso essere un rispettabilissimo professionista in un ambito prestigioso. Ma nel privato nulla -se non la morale personale, eh- mi vieterebbe ogni tipo di degenerazione. Anche la legge ci sarebbe. Ma pare ci stiano lavorando.

Pura follia dal un punto di vista della Tradizione. L’educazione tradizionale è universalistica in principio. Punta a rendere l’essere Umano in grado di esercitare le proprie virtù nella realtà della vita. Conoscere i princìpi del mondo attraverso la loro Causa originale, e quindi condursi nella vita in maniera virtuosa per sé e per la collettività. A conoscere tutte le proprie dimensioni, quindi a coltivare quelle che rendono possibile un’esistenza virtuosa e dominare quelle che lo impediscono. Sapere quali sono le essenze, che discendendo, governano la realtà, per poter essere poi in grado di operare nel particolare seguendo i princìpi. L’essenza di questa educazione è permettere alla persona di esprimere ciò di cui è Immagine: Verità, Giustizia, Bellezza, e di cui la creazione è manifestazione. La società è ciò che da spazio alla persona di esprimersi, il risultato ne determina la qualità. E’ una educazione che punta a rendere la persona cosciente della Natura delle cose e quindi a non farne violenza operando contro il loro modo naturale d’essere. 

Un sapere autentico afferma la qualità di una cosa. L’esatto contrario del postmoderno, che nella sua follia nega ogni cosa per affermare che è in effetti il Nulla l’essenza trascendente delle realtà una volta asportato il fenomeno che ci appare ai sensi. Nessuna origine, nessuna causa, nessun ordine nè in cielo nè in terra: solo il Caos. Ed ecco quindi la condizione postmoderna: smarrimento, relativismo morale, soddisfazione di piaceri a breve termine senza cura delle conseguenze, mancanza di qualsiasi riferimento. Ognuno fa quel che può e quel che vuole per dare un senso al tutto. 

Ma la persona, tra le rovine della propria anima compromessa da un turbinio caotico di emozioni ed egocentrismo, ha fame di quella trascendenza che purtroppo la società moderna gli ha soffocato, impegnandolo a specializzarsi in una serie di cose sconnesse tra loro.

Non venendo mai in mente che forse quel “la Tradizione è un errore” è un po’ avventato, la soluzione è sempre una ricerca all’esterno, verso la materia. Ed ecco che il mondo tecnocratico ci offre una soluzione a cui non saremmo mai potuti pervenire se questa fosse stata trasmessa con la Tradizione e le sue istituzioni. Dal work-shop su come cambiare i pannolini o crescere figli “emotivamente intelligenti”, la religione “tecnocratica”, non manca di offrire qualche soluzione alla mano da apprendere, consultando internet. Esercizi di visualizzazione, yoga, viaggi, qualche psicoterapia particolare, filosofie esotiche senza nessun nesso con la loro tradizione. Insomma, le cose degli altri 

Essendo infatti tutto -compreso il trascendentale che proverbialmente “nutre l’Anima- esternalizzato nella materia, siamo anche nell’epoca del consumo bulimico di esperienze sensoriali. Ciò di cui non si può avere esperienza tramite l’obliterato nesso di “sostanza” tra Anima ed Origine nella sfera interiore della Persona, sarà sempre un apporto esteriore di emozioni e pulsioni veicolate dall’immaginazione. Il mondo è “incantato” con gli ologrammi di tutte le più disparate emozioni e passioni profonde degli esseri umani. Ed il consueto abissale rapporto tragico che hanno tra di loro, come nei miti ed ovviamente nel loro manifestarsi reale nella vita delle persone. 

Non è un caso che la religiosità postmoderna anti-tradizionale si chiami New Age. Ovvero, una brodiglia frutto di sostanze allucinogene, con apparizioni di galassie ed esseri divini androgini che danzano sull’orlo del Nulla. Iper immaginazione. 

In una parola: Gnosticismo. 

Quella filosofia arcaica che afferma di arrivare alla conoscenza ultima dell’Universo attraverso la coscienza, cioè per immagini. In un atto di infantile delusione metafisica, ciò che per definizione non può essere identificato tramite una immagine presente alla coscienza essendo infinito, diviene d’un tratto immaginabile. E, caspita, assomiglia tanto ad un super-uomo dotato di poteri divini di controllo sulla realtà. Una ingiunzione sul fatto che si intenda il divino come un fattore umano di dominio e potere sulla materia. 

Tutto abbastanza nella norma della fallibilità umana. E’ infatti molto più semplice proiettare le proprie qualità di essere intrinsecamente finito su ciò che per definizione è libero dai limiti della materia, il Divino. Quindi il politeismo e dèi che rappresentano i vari aspetti frammentari dell’essere umano. Ed il carattere androgino della divinità gnostica. Insomma, l’uomo per essere come Dio ha bisogno che questi sia entro le categorie esprimibili dalla natura biologica e psichica dell’essere umano, non completamente al di là come per definizione della Tradizione metafisica. 

Cosa c’entra la tecnocrazia?

Si parla di “inversione”, che alla fine si tramuta in parassitismo: la contro-metafisica tecnocratica punta esattamente alla costruzione -attraverso un sistema- di una umanità divinizzata partendo dal Nulla che sottende l’Essere. Ovvero, il superamento di ogni limite per mezzo della Volontà della coscienza. La trascendenza è posta nel futuro delle possibilità da cui il Dio gnostico, l’iper-umano, la coscienza assoluta, estrae le possibilità che la volontà assoluta intende realizzare. Sfondato ogni limite. 

Essendo un lavoro per divinità e non scimmie evolute, ancora troppo legate ai limiti della biologia e della cognizione, c’è bisogno di qualcosa di più potente. Magari di un software di computazione in grado di avere coscienza di se stesso. Quindi non più limitato dal corpo, ad esempio, ma soprattutto dal Tempo. Se si eliminano anche i limiti metafisici, a cui la nostra natura è soggetta, si arriva solo da una parte. L’immersione nel Nulla. Il puro potenziale da cui l’essere ha origine -bella inversione- da un mare di “codici” che si manifestano in una realtà che è solo coscienza, quindi virtuale. Una metafisica dell’Abisso. Ovviamente prevede l’immersione di tutti quanti. E chissà in cosa consiste questo tipo di immersione.

Se il corpo è un limite.. fate voi.

Lo gnosticismo trova nella modernità tecnologica il suo compimento. Babele può essere ricostruita. L’edificio è una realtà virtuale, una grande immaginazione, dove i limiti vengono distrutti. Quelli morali per primi

Essendo una pura ed idiota menzogna, e la negazione dell’Ordine del principio, della Ragione che ne ha contezza con l’intelletto, non può che praticare violenza contro la Natura delle cose. Non potendo essere eliminati i vincoli, le cose vengono solamente deformate, spezzate, annullate.

Come un bambino che pensa una forchetta come un oggetto interessante da infilare in una presa elettrica. Usa oggetti in modo sbagliato e si frigge. L’infantilismo è un tratto della tecnocrazia: pretendere che il mondo si pieghi alla propria volontà. Senza aspettarsi il conto, ed anzi lagnarsi quando succede, dando la colpa a qualcosa di altro.

L’UE è uno dei grotteschi esempi di limiti immersi in un mare di codici legislativi senza alcun nesso ad un principio. Infatti non c’è. E la realtà sta chiedendo il conto infatti. 

Questo è il malessere postmoderno di cui tutti soffriamo: un sistema mentale -fondato in una metafisica moderna che Voegelin definisce infatti “satanica- che è contro la natura umana, seppur frutto di uno dei suoi più grandi vizi: la Superbia. La assoluta volontà di essere Dio. Ogni tipo di gnosticismo religioso. Quindi il più arcaico dei sistemi di pensiero. Facendo leva sulla paura della morte e per il destino dell’Anima, dei limiti dell’esistenza corporea, attrae il desiderio mortifero di supremazia assoluta. Una melassa melodrammatica, con risultati nefasti a cui solo l’immaginazione fornisce la parvenza di Salvezza. Finchè dura.

Per questo non hanno senso i vari settarismi che vogliono rivoluzionare la società contro il Potere tecnocratico escludendo la Tradizione e il fatto che la situazione contemporanea sia frutto della sua cosciente negazione. La pletora di sistemi di pensiero propri della modernità ed i loro supposti antagonisti, fanno solo parte del panopticon della cultura postmoderna e tecnocratica. Non c’è un principio che li unisca, essendo negato, ma solo una forza che li tiene in relazioni ambigue, insomma, il Caos.

La Rivoluzione c’è già stata. All’incirca 2000 anni fa. 

 

Dott. Valerio Maggi

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