Palazzo Pretorio: vecchio cuore di Bassano - Destra Brenta
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Palazzo Pretorio: vecchio cuore di Bassano

La nostra storiografia ha sempre ritenuto che il nucleo di Palazzo Pretorio abbia origine dalla conversione di un apparato militare, “il cassero della torre bianca” che ospitò, nel Duecento, la sede del vicario di Ezzelino III, Ivano di Mondino. Quando si comprese il pericolo della politica espansionistica del veronese Cangrande della Scala, la strategia militare di Padova si tradusse nella costruzione di diverse opere difensive.

Nel 1315 il comune di Padova destinò mille lire per la costruzione di una torre con girone presso la torre di Bassano (l’attuale torre civica in piazza Garibaldi) e ordinò l’innalzamento e il rinforzo di altre torri e mura ai due capi del ponte sul brenta e dalla parte della porta Oriola, nonché l’adattamento del “cassero della torre bianca” a palazzo fortificato del podestà e del capitano inviati da Padova.

Dal 1404 il Palazzo diventò la sede delle autorità di governo e il luogo del Consiglio della città con lo spostamento dei centri di potere dalla comunale piazza di Monte Vecchio. Il Palazzo accolse il Consiglio del Comune nella sala di pianterreno, aperta sul cortile interno, fino al 1726 quando la sede ufficiale del Consiglio fu trasferita presso l’attuale Municipio.
Nel 1539 si effettuò un intervento di restauro (attestato da una targa in parete ancora in situ) con l’ampliamento delle carceri, già presenti presumibilmente dagli inizi del 1400; le carceri erano situate sotto la scala coperta e la piccola torre che accoglieva la Cancelleria Criminale.

Nel 1543 la porta di accesso al cortile del Palazzo venne fatta erigere dal podestà Giovanni Garzoni come ricorda l’iscrizione fatta incidere sulla stessa (Ioannes de Garzonibus Praet[or] ac Praef[ectus] MDXLIII). Tale porta rimanda all’architettura militare soprattutto nell’uso di bugne diamantate a sottolineare l’andamento a tutto sesto del fornice.
Il Palazzo fu una dimora sontuosa con stanza e sale decorate da affreschi di Jacopo da Ponte e ci riferisce il Sale che nel 1552 l’imperatore Carlo V “alloggiò nel Pallazzo pretorio nella Camera Minota che era avanti la chiesola di pallazzo dipinta nel sofito dal Ponte, pittore celebre detto il Bassan”.

Sempre risalente al 1552 fu la costruzione della scala coperta attuale, di modello tardo medioevale in pietra, riordinata in dignitosa architettura dal podestà Bolani e già esistente nel ‘400.
Per volontà del podestà Sante Moro si eseguirono i lavori di decorazione della cappella del Palazzo, la cui costruzione risale a prima del 1537.
Il Pretorio fu l’esito di trasformazioni protrattesi per almeno sei secoli: ci furono numerosi lavori di restauro e diversi incendi disastrosi, che arrecarono gravi offese agli interni, tra cui dipinti e affreschi oggi in parte conservati in Museo.

Nella seconda metà del seicento il grande salone (prospiciente l’attuale via Vittorelli), adibito alle feste, fu trasformato in teatro ligneo “bello, tutto dipinto coi suoi palchetti, al modello di quelli di Venetia” grazie a Gian Michele Pizzamano; la storia teatrale bassanese avrebbe avuto inizio nel carnevale del 1684 con la nascita dunque del primo teatro pubblico nel Palazzo Pretorio.
Nel 1722 ci fu la sostituzione della loggia del 1482 (ormai diventata ricovero di carrozze e alloggio del Cancelliere pretorio) con la costruzione di chiesetta della Madonna del Patrocinio ad opera dello scultore e architetto bassanese Bernardo Tabacco.

La situazione di condominio –Comune e Rettore veneziano- durò fino al 1797 quando, con la caduta della Serenissima, iniziò l’occupazione di vaste porzioni dell’edificio ad opera degli eserciti francese e austriaco, con rapina di arreda e distruzioni.
Numerose trasformazioni a seconda delle diverse destinazioni d’uso (sede della Polizia, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, etc) e continui lavori di restauro (mai risolutivi) sconvolsero l’architettura del complesso di cui oggi poco rimane della primitiva costruzione ad eccezione di pochi elementi come la muraglia merlata sulla via Matteotti (affine nel tessuto a ciottoli e laterizi alle trecentesche cortine di cinta urbana), il nucleo turriforme lì aderente, il modello o le membrature dell’arco gotico sull’accesso di Via Vittorelli.
Fu uno snodo architettonico impregnato dell’intera storia di Bassano, serrato verso l’esterno e calamitante all’interno perché tutti, amministratori e popolo, andavano a palazzo. Polo urbanistico perché politico, luogo di potere ed ordine al quale si subordinava la classe dirigente bassanese per dar prova di ossequio a Venezia. Era la più ricca e preziosa raccolta d’arte, con undici opere di Jacopo dal Ponte.
Citando Lorenzoni Aleardo “in onta di tutto ciò conserva ancora, a dispetto quasi degli anni e degli uomini, qualche cosa della grandezza passata. A chi lo sa comprendere egli narra tante vecchie storie che non furono scritte mai”.

Pianta ideale e schematica di Bassano. Mappe, 11 [Archivio del comune di Bassano].
Inchiostro ed acquarello su cartoncino (mm 585 x 450).
Le mura e l’edilizia emergente del disegno degli anni 1690-91 di autore ignoto, si rifà ad un modello quattrocentesco, data la presenza di elementi già desueti alla fine del XVII secolo. Il Palazzo Pretorio si presenta nell’aspetto precedente agli interventi del 1612.

 

 

Bibliografia
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