Mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo! - Destra Brenta
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Mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo!

La celeberrima frase di Alberto Sordi nell’interpretazione del Marchese del Grillo non si può non attribuirla all’avvocato del popolo “robesperriano” Giuseppe Conte. L’attuale premier, catapultato a Palazzo Chigi dal Movimento 5 Stelle e accettato dalla Lega come espressione e compromesso dell’allora Governo “Giallo – Verde”, nella conferenza alla nazione andata in onda nella serata del Venerdì Santo 2020 con oltre cinque ore di ritardo (si fa molto desiderare l’avvocato), si è trasformato da Conte a Marchese – del Grillo appunto-, profilando la sua arroganza attraverso l’utilizzo dei canali istituzionali per effettuare un vero e proprio comizio contro le opposizioni circa la questione del MES e gli EUROBOND. 

Non entrerò nella questione della tecnica economica che l’attuale Governo è più propenso ad attuare. Non entrerò nemmeno nel merito dell’inadeguatezza e l’inettitudine, nonché della sudditanza, che questo Governo (come quelli precedenti) assume verso l’UE, pur provando a far finta di farsi rispettare. Ma è interessante notare l’atteggiamento autoritario, quasi dispotico, del Robespierre 2.0. Chi ha assistito in diretta alla conferenza sa che dopo aver illustrato la cronistoria e i risvolti dell’emergenza Coronavirus, ha assistito ad un inaudito attacco frontale ai rappresentanti delle opposizioni,  facendo i loro nomi e cognomi: Giorgia Meloni e Matteo Salvini. A mente calda mai nella storia repubblicana un simile attacco in un contesto emergenziale è mai avvenuto, esternando affermazioni e allusioni false circa l’approvazione effettuata nel 2012 dal Governo del centro destra per quanto riguarda il fatidico MES avvenuta: in quell’anno innanzitutto vi era l’esecutivo imposto da Bruxelles di Monti. Semmai Conte voleva riferirsi al 2011, dove tra l’altro la Lega votò contro e Giorgia Meloni, all’epoca Ministro in forza al PDL, non era presente in Aula al momento del voto. A riguardo, l’establishment di sinistra non ha urlato alla famigerata  “fake news”… 

In ogni caso il Presidente del Consiglio, quale esso sia,  ha ogni diritto di essere l’espressione politica e partitica perchè ha concorso alla partita elettorale. Non è questo il caso di Conte, dato che risulta che mai nella sua vita ha partecipato ad alcuna gara elettorale. Egli ha comunque il diritto sacrosanto di aver un suo pensiero politico e ideologico. Poi possiamo parlare, magari in altra sede, della inconsistenza e dell’inopportunità delle sue citazioni che richiamano alcuni personaggi – discutibili – della storia. Ma è giusto ribadire che, oltre avere il diritto una volta assunta tale carica, ha anche il dovere di dar atto alla sua forma mentis politica. Il pensiero precede l’azione, si sa. Ma allo stesso tempo non gli è permesso, in alcun modo, di abusare e sovvertire le più banali regole democratiche in qualsiasi forma di Stato. Non è etica politica. Perché Giuseppe Conte, oltre a rievocare l’interpretazione già citata di Alberto Sordi, ha assunto a sé la dicitura e il pensiero dell’assolutista Re francese Luigi XIV “L’état, c’èst  moi!” vale a dire lo Stato sono io. Non esagerano sul piano concettuale Matteo Salvini e Giorgia Meloni a parlare di deriva autoritaria di stampo sovietico. Gli abusi e i soprusi istituzionali che gli italiani hanno dovuto assistere e subire da parte degli uomini di sinistra non sono pochi: si pensi al già citato Governo bruxelliano Monti o al Presidente Giorgio Napolitano che, più che un garante delle istituzioni repubblicane, era una continuazione ideologica dell’URSS. 

Persino nell’Anciem Regime, e dunque prima dell’affermarsi delle democrazie popolari, i Re e gli Imperatori che si sono susseguiti nei secoli prima di prendere ogni decisione dovevano confrontarsi con i vari vescovi, i vari baroni, i vari duchi e i vari principi di turno. Cosa che non sta avvenendo con l’attuale avvocato del popolo che anzi, ripetiamo, sfrutta una conferenza istituzionale -e quindi lontana dalle aule dove dovrebbe avvenire il vero dialogo tra tutte le forze politiche rappresentanti il volere dei cittadini – per fare un comizio politico e attaccare frontalmente le opposizioni senza dar loro possibilità di alcun contradditorio. 

Proprio lui, che il 20 agosto 2019, ovvero all’indomani dello scivolone politico di Matteo Salvini, fece una lectio magistralis sulla cultura istituzionale, trovando uno scrosciante applauso dai cinque stelle e da tutte le forze di centro sinistra, citando persino Federico II (una citazione appunto inopportuna per chi abbia studiato l’atteggiamento dispotico dell Stupor Mundi verso le istituzioni vigenti dell’epoca). Non entro nel particolare di quella giornata che fu a dir poco squallida, perché vedere Conte e Salvini seduti l’uno accanto all’altro, mentre il primo denigra in maniera stizzosa il secondo (quasi impassibile) fu una immagine squallida quanto ipocrita. Badate bene, nessuno dice che avrebbero dovuto sfidarsi a singolar tenzone. Ma quell’immagine e quell’atmosfera surreale sono lo specchio dei valori borghesi che la fanno da padrone nell’ormai mondo decaduto liberal – occidentale, una decadenza valoriale che colpisce ovviamente anche la politica. E mi vengono in mente un sacco di cose, di episodi da pelle d’oca (Cicerone con Catilina, per citare solo uno dei milioni di esempi) avvenuti nei consoni luoghi istituzionali. Ormai non v’è più alcun tatto istituzionale nei modi e nei costumi di chi gestisce la cosa pubblica. La forma è dimenticata, la sostanza abusata.  Perché oggi, gran parte della politica è tutta una facciata e una sceneggiata, proprio come questo esecutivo, con l’aggravante dell’incompetenza (il Ministro dell’Istruzione Azzolina ha dimostrato tutta la sua incapacità nel gestire la questione della Scuola). Prese di posizioni, smentite, frecciate lanciate sui Social a suon di like e infine ieri, un atto che va oltre la semplice arroganza. Persino i maggiori quotidiani hanno criticato lo stile di Conte. Anche Enrico Mentana, e questo la dice lunga.  

Infine mi si consenta una ultima considerazione per quanto concerne i fan di Conte: nei social si è potuto leggere che essi sono stati “Fulminati dalla via della Storia”. Mi spiego meglio: tanti commenti sotto la pagina dello stesso Premier e nei loro profili hanno ringraziato (non si sa chi) di aver assistito a quella conferenza perché in quanto momento storico decisivo. Costoro più che fan di Conte sono avversari di Salvini e Meloni che ieri si sono scoperti tutti appassionatamente “contiani” per la sua svolta dispotica (gli stessi che si sono scandalizzati per Orban, che si è mosso all’interno delle regole costituzionali ungheresi). A costoro bisogna dire una cosa: la Storia è ben altro. Vi sono stati uomini che la Storia l’hanno dominata, cadenzando e scandendo i suoi ritmi. Mi tornano in mente uomini coraggiosi, veri, genuini e integrali che hanno fatto grande la nostra Europa e non solo. Uomini che muovevano metaforicamente (ma neanche tanto…) mari e monti, senza i mezzi di oggi. Conte non è altro che l’ennesima figura meteora della Storia, in particolar modo di quella contemporanea repubblicana, il quale sarà dominato proprio dalla Storia, che lo dimenticherà. E il verdetto sarà dato dalle urne, un appuntamento che il Governo Giallo Rosso non potrà sempre rimandare. 

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