Martiri Veneti: in ricordo di Marcantonio Bragadin (e Luca Russo) - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - Martiri Veneti

Martiri Veneti: in ricordo di Marcantonio Bragadin (e Luca Russo)

La storia dell’assedio di Famagosta e del Generale veneziano Marcantonio Bragadin, è una vicenda poco conosciuta, in quanto è presentata ed esposta come prodromo di un avvenimento importante per la nostra civiltà: la Battaglia di Lepanto. Lo storico inglese Rupert Forbes, uno dei pochi che cominciò ad interessarsi di questo avvenimento nel secolo scorso, scrisse a riguardo:
“La difesa di Famagosta è una delle più gloriose pagine della storia, degna di stare sullo stesso piano dei fatti di Londonderry e Verdun, e il nome del suo difensore, Marcantonio Bragadin, è scritto nell’Albo della Gloria.”
Ho cominciato ad interessarmi di Marcantonio Bragadin nel mio primo anno accademico universitario, il 2014/2015, quando girando per Venezia entrai nella Basilica dei S.S. Giovanni e Paolo sita nel sestiere Castello, non tanto lontano dal luogo di nascita del Bragadin. La prima cosa che mi balzò all’occhio fu l’imponente monumento funebre, di stile barocco nella navata di destra, con recato un busto dall’espressione maestosa quanto austera: era il busto del Generale Marcantonio Bragadin. Il busto poggia su un’urna di marmo e al di sopra di esso v’è un affresco. Sotto l’urna, fra le due colonne in stile neoclassico, c’è una lapide con un’iscrizione in latino. Se si osserva la lapide, si può
distinguere la prima riga: DOP. Alcune righe più sotto appare un’altra parola latina: PELLIS. Fra queste due righe c’è un testo inciso in caratteri piccoli. La prima riga di questo testo, direttamente sotto DOP, recita: m.antonii bragadeni. Chi visita per la prima volta la Basilica, scopre che l’urna contiene la pelle di un Capitano Generale della Repubblica di Venezia che difese la sua fede e la sua patria durante la guerra di Cipro
del 1570/71. L’affresco precedentemente citato riguarda la scena del suo martirio. In un’era dove impera il relativismo morale, soprattutto nell’ odierna Europa occidentale, l’attaccamento alla fede cattolica ed alla sua patria da parte del Bragadin, risulterebbe in antitesi con i valori della società in cui viviamo, società oramai sempre più schiava del consumismo e del materialismo, quasi incapace di comprendere ed effettuare qualsiasi
slancio eroico. In quanti oggigiorno sarebbero disposti ad immolarsi a difesa della fede
di Cristo e della propria patria? Erano pazzi i nostri antenati che difendevano col ferro e col sangue i propri confini?
Per chi fosse interessato ad avere la tesi di laurea del sottoscritto sul Bragadin, basta scrivere al nostro indirizzo mail.

Ma la data del martirio del Bragadin è collegabile, purtroppo, con noi bassanesi: il generale veneziano infatti è morto per mano musulmana così come un nostro concittadino, Luca Russo, morto il 17 agosto 2017 nel noto quanto triste attentato terroristico di Barcellona, per mano di gente che in nome di un Dio inesistente si porta via le più belle persone, quasi fossero care a Dio, quello vero beninteso, che è Cristiano. Luca è morto nello stesso giorno di Bragadin esattamente 447 anni dopo. La storia fa brutti scherzi, ma da questi brutti scherzi ci deve aiutare a capire quale sia la verità, dopo attente riflessioni. Nessuno l’anno scorso ne ha fatto menzione… o non se n’è accorto… Neanche le autorità salite sul palco allestito in Piazza Libertà, dove tutti hanno parlato tanto, ma senza dire nulla. Perché vedete, si suol dire ai giorni nostri che cambiano i tempi: no signori, cambiano le persone. Alcune rimangono tali e quali: si pensi agli stessi musulmani che hanno ucciso sia Bragadin sia Luca Russo. Sono forse cambiati? Questo articolo non tratterà di religione, non ne ho le competenze. Ma una cosa è certa: non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani.
Nel 1571 nella piazza di Cipro scuoiarono il nobile veneziano. L’anno scorso con quel maledetto furgone hanno ucciso Luca. Dunque cambiano le modalità, non le persone. Mentre noi europei, cui abbiamo avuto la grazia di ereditare tramite Roma la fede di Cristo, dopo che il popolo d’Israele antepose ad essa cupidigia e avidità, siamo cambiati. Eccome se siamo cambiati. L’uomo europeo non è più cristiano: è laico, quindi ateo. I germi della Rivoluzione Francese sono ormai, inconsapevolmente, insiti alla maggioranza degli europei. L’Europa non vuole più combattere per la fede. Il sindaco di Bassano Riccardo Poletto, alla marcia funeraria di Luca disse –in sostanza- che il terrorismo islamico si combatte con la cultura. Lui la cultura della fede dovrebbe conoscerla avendo frequentato il seminario. Ma i seminari sappiamo tutti che tipo di preti sfornano: di stampo liberale, in contrasto con le bolle dogmaticamente sancite dai papi preconciliari. A che cultura si riferisce, dunque, il sindaco Poletto? A quella della nostra storia? Ma sa che la nostra storia cristiana abbonda di autentici soldati di Cristo? Per caso il sindaco sa che alcuni dei maggiori santi sono morti combattendo per la fede? Basti pensare ad un Sant’Agostino, che certo non era un uomo d’azione: morì nel suo letto ad Ippona dando le ultime indicazioni per difendere la città presa d’assalto dagli ariani Vandali. Lo sa che le guerre sante, le Crociate indette dai papi, sono state fatte col solo scopo di liberare i luoghi santi dove predicò Cristo oppure per difendere la nostra Europa dall’orda islamica, specialmente ottomana? (Gli Arabi rispetto agli Ottomani erano dei maggiordomi, e ho detto tutto…). Conosce la cultura della nostra arte, presente anche nelle stanze di governo della Serenissima nel Palazzo Ducale, abbellite dai maggiori pittori impegnati a raffigurare le battaglie del popolo veneto –veri defensor ecclesiae- contro i nemici della fede ? Per non parlare della letteratura: sa che Dante colloca all’inferno Maometto nella sua opera universale? Dobbiamo imparare da questa cultura? Purtroppo, a malincuore, devo rispondere di no. Dobbiamo imparare dalla cultura giacobina, dalla cultura ideologica: libertà, fraternità e uguaglianza. Belle parole a primo impatto, ma svuotate del loro sacro significato da gente pervertita (Rosseau, padre ideologico dell’illuminismo, fu un noto pedofilo). Per cultura ideologica intendo –e intendono- quella marxiana: atea e materialista. Oppure quella antifascista: già che delle persone si dichiarino “anti” di qualcosa la dice lunga. Non a caso, qualcuno dell’amministrazione comunale, per un istante accarezzò l’idea di dedicare a Luca un albero in Viale dei Martiri. Per fortuna, o per grazia di Dio, qualcuno di buon senso ripiegò nel dedicare in suo onore una sala nella biblioteca comunale. Luca, un ragazzo straordinario morto sì per mano islamica, ma i mandanti, indirettamente, sono tutti quei politici mondialisti che predicano indiscriminatamente e innaturalmente accoglienza a mezzo mondo, con l’unico scopo: quello di distruggere quel poco che è rimasto della nostra civiltà. Perché cari lettori, costoro – i mondialisti- la odiano. Altro non si spiegherebbe perché tutto questo prodigarsi verso chi ci ha sempre disprezzato e combattuto: gli uccisori materiali di Luca erano “integrati” di seconda generazione. Non dimentichiamocelo.

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