Lingua est maliloquax mentis indicum malae - Destra Brenta
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Lingua est maliloquax mentis indicum malae

Articolo di Gianluca Pietrosante riguardo la lettura di certe fiabe ambigue organizzate dall’associazione “Famiglia al Centro” in alcuni asili di Bassano. Dopo aver illustrato politicamente le perplessità in merito a tali iniziative, ecco una analisi socio-antropologica su questa vicenda e sulle reazioni che si sono susseguite, che vede gli italiani divisi in due partiti: quello del progresso universale laico e quello dei conservatori.

“Lingua est maliloquax mentis indicum malae”, diceva Pubilio Siro, scrittore romano del I secolo a.C. , ovvero “la lingua maldicente è indizio di mente malvagia”. Nulla di più attuale se si pensano alle varie “offese” di ogni genere ricevute sulla pagina di Fratelli d’Italia Bassano in seguito al comunicato stampa del 16 settembre, dove il circolo chiedeva chiarimenti all’attuale amministrazione circa lo svolgersi di iniziative in alcuni asili comunali nelle quali, per farla breve, si illustravano in forma fiabesca le varie tipologie di famiglie ai bambini, compresa quella omosessuale, come riporta l’immagine allegata al presente comunicato postata da Stefano Torresan, promotore di tali iniziative con l’associazione “”Famiglia al centro”.

Prima di addentrarci nel merito della discussione, è interessante quanto simpatico notare che l’ex assessore ai servizi sociali Erica Bertoncello, nel servizio andato in onda su TVA Vicenza esponga tutti i tipi di famiglia tranne proprio quella omosessuale. Non è che per caso si vergogni o voglia far finta di nulla, facendo passare per i soliti allarmisti gli esponenti dello schieramento di centro – destra? Ha citato la famiglia monogenitoriale, quella dove i bambini vivono coi nonni, quella dove i bambini vivono con con genitori separati e così via, tralasciando proprio quel tipo di “famiglia” nella quale i bambini vivono con due mamma o due papà… Non si vergogni e non si nasconda Bertoncello, può pure dirlo !…

Ma torniamo al cuore della polemica e del presente comunicato. L’iniziativa di FDI e la presa di posizione del Sindaco Pavan ha suscitato una serie di indignazione da parte dei soliti noti, indignazione scevra di quel sano dialogo che serve a confrontare due o più tesi per giungere alla verità. A parte le solite offese becere che lasciamo al lettore immaginare, ci sono stati commenti che ormai sono passati letteralmente di moda, quali ad esempio “bigotti!”, fascisti!”, si ritorna al 1300 (epoca di grande splendore tra l’altro)” e così via. Commenti tipici del radical chic. Ciò di cui parlava Pasolini nei suoi “Scritti corsari” trova la sua sintesi nel concetto moderno del politically correct. In quella assolutista ideologia del nostro tempo che è riuscita a fare sintesi tra vecchia sinistra e nuove destre. L. Iannone nel “Pensiero ribelle, contro storia della filosofia politica”, in un capitolo spiega bene questo concetto citando il “Radical chic” di Tow Wolfe, in edicola con il “New York Mgazine”. Con questa rivista si penetrava nel profondo della società americana, regalandoci le storie di questi finti rivoluzionari pronti a cambiare il mondo, ma da casa da loro. Una moda che, tra gli anni ’60 e ’70, coinvolse gli intellettuali americani, sempre pronti ad ospitare nei loro salotti rivoluzionari di ogni risma, “obbligando” tutto l’establishment a prostrarsi dinnanzi alle teorie più sgangherate, quelle delle Pantere nere e degli Hippy per citarne alcune. Il radical chic, oggi come allora, è il benestante ammaliato dalle utopie romantiche di questo periodo pseudo rivoluzionario, ma sempre attento a non mettere in discussione il proprio status sociale e, dove lo si richiederebbe, il patrimonio. Quando Wolfe coniò il termine, volle definire questa categoria anticonformista a parole ma conservatrice nei fatti e saccente oltre ogni misura. In una intervista del 2018 a “La Repubblica”, disse:”Il politicamente corretto è diventato uno strumento di controllo sociale, un modo di distinguersi da chi la pensa diversamente e di censurarli, di delegittimare la loro visione del mondo in nome di una morale tutta loro”.

Vittorio Mathieu affermò che questi signori sono convinti di detenere “La conoscenza che salva”, quella che era definita la “gnosi”. Lo spiegò Flaubert ne “La tentazione di sant’Antonio”, quando studiando a fondo tutte le eresie dell’antichità si soffermò su questi gnostici, “persone consapevoli della loro natura divina e perciò salve. Non per il bene che essi facessero, bensì per la loro posizione, che oggi chiameremmo ideologica. Erano i politicamente corretti”. Non a caso secondo tanti teologi conservatori della Chiesa affermano che questo periodo è dominato, filosoficamente parlando, dalla Gnosi.

Ma quello che traspare da certa parte politica bassanese legata al mondo della sinistra, istituzionale e non, è l’odio e il rancore verso chi vuole difendere certi “principi di identità”(principi che si mostrano, non si dimostrano) come il fatto che esista una famiglia, quella naturale composta da mamma e papà, come dice l’art. 29 della Costituzione. Carl Schimmt ci ricorda che la storia sociale e politica della civiltà si è mossa attraverso alcuni teoremi facilmente dimostrabili, tra cui quello fondato sulla contrapposizione amico/nemico. Questa contrapposizione non significa drastica emarginazione dell’altro, ma al contrario, riconoscimento di un “nemico”, ovvero una controparte. Per anni abbiamo assistito (e assistiamo) a guerre morali e ideologiche nei confronti di ogni voce dissenziente e non conforme alla triste e fuorviante retorica dell’universalismo progressista. Chi è stato od è un militante di destra, ma anche un semplice simpatizzante, sa cosa significa questo discorso, e per anni è stato così anche a Bassano (e lo è ancora per certi aspetti). Oggi non esiste più la sana dicotomia amico/nemico citata poc’anzi: infatti questa attitudine è antipolitica, portando al di fuori della “politica” stessa proprio la politica. Oggi esiste l’emarginato, non il politico, e questo emarginato è il conservatore. Ed oggi il conservatore si presenta come provocatore (si, perché qualcuno ha “osato” mettere in discussione le “fiabe strappalacrime e sentimentaliste” divulgate ai bambini dove si racconta che una famiglia è composta da due papà) e arcaico (“insulti” quali medievali e bigotti non sono mancati, ovviamente). Il conservatore è tale per la difesa di certi valori millenari quali “Dio Patria Famiglia”, ma anche ribelle contro gli ormai desueti paladini del becero progressismo

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