L’arte della ceramica nel bassanese - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - La Ceramica Bassanese

L’arte della ceramica nel bassanese

Una delle tradizioni ceramiche meno antiche del Veneto ma sicuramente fra le più sviluppate e conosciute è la ceramica di Bassano e Nove (piccolo paese a sud di Bassano) , sviluppatasi intorno al XVII secolo per una diversa serie di fattori. Fra questi, il più importante, è la presenza nel sottosuolo di argilla plastica, saldame e caolino, insieme alla possibilità di sfruttare il fiume Brenta sia per trasportare i prodotti finiti e il legname per i forni, sia per azionare con la sua forza idraulica i mulini al fine di miscelare gli impasti e macinare i ciottoli reperiti nel fiume stesso. Suolo, con il suo mix di terra e acqua, e sottosuolo hanno posto le basi per la nascita di una tradizione artigianale.
Il punto di svolta avvenne nel XVIII secolo, quando per contrastare le preziose porcellane cinesi che avevano “invaso” il mercato europeo ed italiano, il Senato Veneziano, nel 1728, cercò di incentivare la produzione artigianale interna di prodotti derivanti dalla lavorazione della ceramica, agevolando anche fiscalmente gli artigiani veneti. Spiccarono per iniziativa e intelligenza imprenditoriale gli artigiani di Nove e Bassano, che in poco tempo contribuirono allo sviluppo autarchico della ceramica veneta, arrivando anche a conquistare il mercato italiano e gran parte di quello europeo.
Grazie al genio artistico di Giovanni Battista Antonibon, artigiano di Nove, l’arte della ceramica bassanese si espanse fino a raggiungere l’apice della produzione artistica, ottenendo dalla Serenissima il privilegio di poter produrre maiolica di qualità per 20 anni senza doverne pagare le tasse, affermandosi così come il miglior artigiano della zona, per non dire di tutto il Veneto.
Nell’Ottocento continua la produzione popolare soprattutto dei piatti con decorazioni riferite ai lavori dei campi, alle stagioni, alla natura ed anche dei boccali con dedica ed i famosi cucchi (ceramiche fischianti). Il nuovo stile per la ceramica (maiolica e terraglia) destinata ai ceti alti viene definito “artistico”, “aulico” o “neorococò”, ed è caratterizzato dall’accentuazione dei motivi ornamentali plastici e da decorazioni pittoriche che invadono la superficie con scene veristiche e motivi floreali. Nascono le fabbriche Marcon, Bonato e Passarin. La prima produce vasi ornamentali, zuppiere fitomorfe e zoomorfe, gruppi figurati, cestine, piatti popolari. Antonio Passarin dal 1882 produce maiolica e terraglia con forme barocche: centri tavola, coppe, vasche, specchiere, pannelli. Le decorazioni si ispirano alle opere dei grandi maestri del passato, come Jacopo Bassano o Antonio Canova, e anche ad autori contemporanei.

Bisogna aspettare fino al dopo guerra per vedere un vero e proprio rinnovamento che nasce principalmente dall’interno dell’Istituto d’arte per la ceramica di Nove e da alcune aziende “giovani” come quella fondata nel 1921 da Luigi Zortea; il rinnovamento della produzione contemporanea avviene attraverso un costante dialogo con le correnti figurative e principalmente con le avanguardie storiche più vicine all’Italia, in particolare con il Futurismo.
Essenziale per concepire la produzione artistica della ceramica è il “ Museo della Ceramica Giuseppe Roi” presso Palazzo Sturm, a Bassano del Grappa, dove notiamo le splendide maioliche prodotte da Antonibon fino alle forme più moderne d’avanguardia artistica novecentesca.
La ceramica dunque per il territorio bassanese è fonte perenne d’ispirazione artistica, in continua evoluzione, sia nell’utilizzo di materiali sempre più innovativi, sia per le tematiche al passo con i tempi, senza però dimenticare la tradizione secolare, permeata in questa terra costeggiata dalle rive del Brenta, miniera indescrivibile di materiali, tecniche ed idee.

La ceramica a Bassano e Nove dal XIII al XXI secolo
Museo della Ceramica di Bassano del Grappa
Museo della Ceramica di Nove, K. Brugnolo, G. Ericani

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