LA RICOSTRUZIONE DEL PONTE DI BASSANO DA PARTE DI BARTOLOMEO FERRACINA - Destra Brenta
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LA RICOSTRUZIONE DEL PONTE DI BASSANO DA PARTE DI BARTOLOMEO FERRACINA

Era il 19 Agosto del 1748 quando una tremenda piena della Brenta travolse il Ponte nella parte occidentale distruggendolo e trascinandolo via sulla acque “come una cesta”, come scrisse in un sonetto il letterato veneziano Gasparo Gozzi, dopo una notte di lotta contro le acque del fiume. Il capolavoro di architettura Palladiana aveva resistito per più di duecento anni, anche se le avvisaglie di una sua precarietà strutturale si ebbero già nel 1707 (il ponte si era incurvato a seguito di una piena) e nel 1722 il Podestà Barbaro riferì al Senato Veneto che decretò nel 1723 che la riparazione avvenisse a carico dei Comuni che dal Ponte traevano beneficio. Nel gennaio del 1725 (la burocrazia era lentissima anche al tempo) il Senato diede il via libera ai lavori, i cui fondi erano stati parzialmente raccolti tramite un pedaggio imposto dal governo, che di frequente scatenava risse tra passanti e gabellieri. Fu necessario mettere soldati di guardia, ma alla fine le dispute si fecero sempre più feroci, finchè non ci scappò il morto e il Senato decise di sospendere il pedaggio. Per il restauro si spesero tra il 1725 e il 1748 l’equivqlente odierno di qualche milione di euro, ma alla fine la furia del fiume lo spazzò via.
In quello stesso 19 Agosto del 1748 i sindaci Scolari e Navarini spedirono a Venezia il Dottor Lorenzo Gosetti e Cristiano Crestani per chiedere l’intervento del Serenissimo Governo, Il doge Grimani con provvedimento ducale il 22 Agosto ordinò al Podestà di Bassano, Ottaviano Contarini di affidare a un perito i danni. Venne chiamato Bartolomeo Ferracina, geniale ingegnere bassanese creatore tra l’altro del meraviglioso orologio zodiacale che si trova sulla Loggia del Comune di Bassano ( ve n’è uno anche in Piazza San Marco a Venezia).

Ulteriore perizia venne fatta poi dall’architetto Miazzi che scelse i roveri necessari alla rocostruzione presso i boschi di San Zenone, su concessione del Governo dogale, recuperò molti dei legnami e delle strutture ferree del ponte distrutto e fece costruire dagli operai delle podesterie sotto sua direzione un ponte provvisorio nel luogo oggi detto Porto Di Brenta, aperto nella primavera del 1749.
Dopo innumerevoli scambi di carte tra Bassano e Venezia e dopo moltissimo tempo perso (ricorda per caso qualcosa?) il Senato deliberò di costruire il Ponte nel medesimo sito dove si trovava e secondo il progetto Palladiano. Direttore dei lavori fu nominato a Febraio 1750 il Ferracina, ma solo nel Settembre dello stesso anno finalmente partirono i lavori.

Fu qui che il Ferracina inventò una futuristica macchina per piantare profondamente i piloni nel letto del fiume, una battipali automatica così straordinaria che in un solo giorno i battipali riuscivano a piantare ben 5 piloni contro i 3 di una macchina a mano.
La straordinarietà della macchina viene descritta dal Memmo:

“La Macchina del Ferracino consiste in una sola Ruota girata dall’acqua, e in un fuscello, sovra di cui gira la corda, che il Battipali solleva; e il mirabile sta nella maniera di congiungere due ferri, quando si voglia comunicare al Fuscello il moto della Ruota, e di disgiungerli, quando il si voglia fermo, benché continui sempre la Ruota a girare.
Dunque neppur paragonabile si è la complicatissima Macchina del Gazola a quella del Ferracino in rapporto alla sua semplicità, alla sua potenza, e velocità d’operare.”

La differenza che fece il nostro Ferracina trasformando il battipali da attrezzo manuale, a trazione umana o animale, in macchina semi automatica, azionata da un motore idraulico, (un mulino ad acqua ad esempio) permise di migliorare l’efficienza dei lavori del 66% e di consegare il Ponte in meno di tre anni e con un risparmio per le casse della Serenissima di quasi mille ducati.
Non mancarono le controversie (un deja vu?), tra governo locale, centrale, periti e il Ferracina stesso che ne uscì piuttosto logorato, ma che gli permisero di capire il perchè del cedimento del ponte e di porvi rimedio costruendo la sua rivoluzionaria battipali.

Il Ponte venne riaperto al pubblico nel settembre del 1751, con grande soddisfazione della cittadinanza e del geniale Ferracina. La rifabbrica del manufatto palladiano fu impressa nella memoria tramite una lapide sulla parte sinistra del Ponte per chi entra da Bassano.

Il Ponte del Ferracina durò fino al 1813, quando il disgraziato vicerè Eugenio Beauharnais (maledetti francesi!!) lo incendiò, nonostante le suppliche dei bassanesi mentre batteva in ritirata con le sue truppe.

Bibliografia: Ottone Brentari, Storia di Bassano e del suo territorio

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