IV Crociata. Un mito da sfatare - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - IV crociata

IV Crociata. Un mito da sfatare

L’articolo vuole rispondere alla leggerezza con cui nei testi scolastici viene affrontata la IV crociata in particolare il peso che avrebbe avuto Venezia nella deviazione su Bisanzio e le motivazioni che l’avrebbero spinta. Il testo fondamentale su cui si basa il nostro lavoro è quello di Thomas F. Madden “Doge di Venezia. Enrico Dandolo e la nascita di un impero sul mare”, consigliamo inoltre sull’argomento i testi di G. Ravegnani, professore ordinario di Storia Medievale a Ca’ Foscari, in particolare “ Bisanzio e Venezia” e “Bisanzio e le crociate”.

GLI INIZI. Iniziamo dicendo che parliamo dell’impresa più grande e costosa mai realizzata nella storia di Venezia, coinvolse metà dei veneziani e quasi tutto il naviglio della futura Repubblica, con tanto di richiamo di tutti i veneziani d’oltre mare.
L’dea della IV Crociata venne a Papa Innocenzo III, uno dei più grandi papi, dopo il disastro militare di Hattin (1187), che portò alla caduta del Regno di Gerusalemme, della città stessa e alla perdita delle reliquie della Vera Croce. Dobbiamo dire che il momento era comunque propizio: morto Saladino il regno mussulmano era spaccato in diverse frazioni. Il Papa inviò due legati papali per proporre la crociata, il primo doveva cercare la pace fra Inghilterra e Francia, dato che i cavalieri francesi avevano sempre aderito con entusiasmo, l’altro a Venezia.
Venezia restava possibilista, certa che da sola avrebbe fatto ben poco. Un risultato importante fu la tregua raggiunta tra Filippo II Augusto e Riccardo I Cuor di Leone, come da tradizione i nobili francesi aderirono con entusiasmo. Visto le sempre maggiori difficoltà di raggiungere la Terra Santa via terra, in primis l’ostilità bizantina, i nobili franchi cercarono come raggiungerla via mare: gioco forza fu chiedere a Venezia di gestire una flotta e l’aspetto logistico (non è certo sapessero che un tentativo di questo tipo l’aveva tentato anche il Papa).

VENEZIA. Una delegazione francese raggiunse Venezia, tra questi vi era il Villehardouin che sarà il cronista ufficiale della crociata. La richiesta fu portata al doge Enrico Dandolo, una figura straordinaria, eletto al dogado a 85 anni, mezzo cieco, doveva essere una figura di transizione, risulterà uno dei principali dogi della storia di Venezia, portando alla nascita dell’impero marittimo. La decisione fu presa dal Consiglio, da qualche decennio il Comune Venetiarum aveva cominciato la sua attività e le scelte sarebbero avvenute condivise dai diversi organi di potere: l’impresa era ardua, veniva chiesta la creazione di una delle più grandi flotte di tutta la storia medievale. Nelle trattative ebbe un ruolo di primo piano proprio il Dandolo, che attraverso contatti personali e incontri sempre più allargati spingeva i concittadini ad accettare la richiesta, fu infine lui a presentarla all’arengo. Alla fine di una cerimonia commovente la città accettava, non solo di lasciar libertà ai propri cittadini di partecipare ma addirittura, caso unico, decise di parteciparvi collettivamente. I veneziani si resero disponibili alla costruzione della flotta (esistono due copie del contratto) e a parteciparvi direttamente con 50 galee da guerra, la flotta avrebbe dovuto salpare il 29 giugno 1202. Il Papa approvava immediatamente l’accordo e spediva lettere in tutta Europa per radunare i crociati a Venezia.

IL GRAN CROGIOLO. E’ a questo punto che cominciarono i problemi: i francesi sovrastimarono di molto i partecipanti, d’altronde non era facile fare congetturare, tanto più era difficile per Dandolo (ingiustamente accusato di aver deliberatamente gonfiato il contratto). Altre accuse più generiche parlano di oscure cospirazioni per dirottare la crociata dall’Egitto, che da nessuna parte è indicato come possibile obiettivo anche se vista la tipologia delle navi costruite potrebbe essere, a Costantinopoli; questa tesi non è avvalorata da nessun documento attendibile.
Ultima ma non meno importante era la questione di Zara. La città, nel 1183 passata dal controllo veneziano a quello del regno d’Ungheria, si trovava al centro delle iniziative contro Venezia nell’Adriatico: sia di parte pisana sia di parte ungherese. Inoltre il re d’Ungheria, Emerico a parole aveva “preso la croce” ma nella realtà mostrava molti indugi, tanto da spingere il Papa a richiamarlo, senza ottenere risposta (e difatto non partecipò nessuna delegazione ungherese) se non una generica preoccupazione per la flotta veneziana.
Era evidente che questi movimenti erano una grossa preoccupazione per i veneziani dato che tutti gli sforzi bellici erano concentrati sulla crociata e il quadrante dell’Adriatico sarebbe rimasto sguarnito.

SCONTENTO. Oltre a questi problemi remoti Venezia ne aveva uno prossimo: il rispetto dei patti presi. Per riuscirvi fu realizzato uno sforzo notevolissimo sotto tutti i punti di vista: tutti i cittadini d’oltremare e tutto il naviglio della città fu richiamato in patria ma alla fine, da parte veneziana, l’accordo fu rispettato.
Grave fu invece l’inadempienza dei francesi ai termini del contratto: la flotta era pronta e i crociati arrivavano in città ma nessuno dei pagamenti prestabiliti era stato effettuato. Tutti i costi della crociata erano per ora stati sopportati dai veneziani. Dopo un mese dalla presunta partenza i crociati erano meno di un terzo del previsto, inoltre quelli che aspettavano si lamentavano dei ritardi nella partenza. Mano a mano che i giorni passavano la situazione era sempre più disperata: per la prima volta nella sua storia Venezia ospitava un enorme esercito straniero (al Lido), e adesso questo esercito era nervoso. I veneziani irritati con i franchi, i franchi con i veneziani, e al centro di tute queste pressioni: Enrico Dandolo.

TUTTO ANDO’ STORTO. I crociati non potevano pagare, i veneziani non potevano rinunciare al dovuto, il tempo passava e l’inverno si avvicinava e con esso l’impossibilità di salpare. Dandolo cercò di uscire dall’impasse: i veneziani sarebbero stati rimborsati dai proventi della crociata, questo però li lasciava titubanti: che le spedizioni in Terra Santa raramente si erano concluse positivamente e praticamente mai furono fruttuose, occorreva un rilancio e fu ancora il doge a proporlo: Zara, la presa della città sarebbe stato il pagamento della dilazione del debito.
A queste condizioni il Maggior Consiglio accettò dato che la città avrebbe avuto qualcosa di tangibile. I capi crociati e lo stesso legato pontificio Capuano, vedendo che questa era l’unico modo per partire, accettarono, controvoglia, mantenendo segreto l’attacco ad un’altra città cristiana. A onor del vero il legato pontificio fece una sottile distinzione: appoggiò apertamente la partenza della crociata ma non la presa di Zara, tanto che al momento della partenza (per non avere intralci) fu forzatamente lasciato a terra.
Questo comportamento lasciava aperto un grosso problema: il Papa. Innocenzo III aveva già messo le mani avanti dichiarandosi contrarissimo ad una deviazione della crociata, questo anche se Emerico, re d’Ungheria, cinicamente abusava della protezione papale (i beni e le famiglie dei crociati erano sotto la protezione della Chiesa).
La flotta prendeva il mare e fino a Zara gli accordi furono che sarebbe stata condotta da Dandolo, il quale con profonda lungimiranza non agì come doge bensì come capo dei crociati veneziani, il figlio Ranieri era nominato vice doge e assumeva i poteri in città. Ancora due osservazioni: alla partenza in laguna restarono circa metà delle navi prodotte e i veneziani erano i due terzi dei crociati.

IL DOGE CHE CREO’ L’IMPERO. Sulla figura di Dandolo dobbiamo spendere qualche parola: cosa spingeva un uomo di novant’anni e mezzo cieco a prendere in mano una pesante spedizione militare da cui difficilmente sarebbe tornato vivo? Egli è il perfetto esempio di uomo medievale: uomo passionale, energico e violento in primis con se stesso; uomo che si sentiva parte attiva di una famiglia che è a sua volta parte di una comunità organica e viva; infine (cosa più importante) uomo spirituale animato della fede che “smuove le montagne”. Arrivato al tramonto delle vita voleva pareggiare i conti con il Padreterno e decise di farlo nel modo migliore che conosceva: conducendo uomini e navi alla conquista della Gerusalemme terrestre, figura della Gerusalemme Celeste. Le stesse riflessioni possiamo dirle della maggior parte dei crociati, soprattutto di quelli meno abbienti, che mettevano in gioco tutto quello che possedevano per una spedizione dagli incerti risultati.

ZARA. Arrivati alla prima destinazione le cose si svolsero in maniera un po’ confusa (inizi di dicembre 1202) , sembra che i zaratini inviassero una delegazione offrendo la resa della città, Dandolo non colse l’occasione e alcuni crociati, poco contenti della deviazione, suggerirono una resistenza della città dato che a breve il Papa sarebbe senz’altro intervenuto (Simone di Montfort). La città fu presa militarmente dopo pochi giorni e, come da costume, fu presa e saccheggiata. Come da accordi, visto la stagione inoltrata, gli eserciti svernarono in città.
E’ durante questo periodo che arrivò in città la notizia della scomunica: peso terribile e angosciante per i crociati, che fu superato grazie ad un escamotage i vescovi crociati per tranquillizzare le truppe diedero un’assoluzione generale che sapevano bene non avere il diritto di dare. I baroni franchi mandarono subito una delegazione al Papa per ottenere un’ assoluzione regolare, non i veneziani che invece ritenevano di essere nel diritto.

DIVERSIONE. A metà dicembre 1202 arrivò a Zara il comandante ufficiale della crociata: Bonifacio di Monferrato uomo legato all’Impero e poco dopo arrivarono altri particolari inviati dalla corte di Filippo di Svevia (uno dei due aspiranti alla corona del Sacro Romano Impero). La delegazione chiedeva di deviare la crociata su Costantinopoli per permettere ad Alessio Angelo (fratello di Irene, moglie di Filippo) di riprendere il trono di Bisanzio strappato al padre (Isacco II), in una delle tante congiure bizantine.
E’ questo un momento fondamentale, non solo per la crociata ma per la storia stessa.
La paternità dell’idea di deviare su Bisanzio non fu quindi veneziana bensì nata in ambienti imperiali, l’opinione di Dandolo su Alessio non ci è stata tramandata. I veneziani avevano negli ultimi anni sufficientemente normalizzato i loro rapporti con l’impero (ricordiamo la grande retata bizantina del 1171, che improvvisa e senza nessun motivo apparente aveva portato alla confisca e all’arresto di tutti i veneziani presenti nell’Impero d’Oriente); di fronte a questa difficile scelta erano quelli che aveva più da perdere da quest’impresa dato che erano il principale tramite fra Oriente e Occidente; inoltre erano coloro che meglio conoscevano la reale portata della città, forze e debolezze.
Possiamo immaginare che ciò che li spinse ad accettare non furono tanto le promesse di Alessio, che prometteva denaro, truppe e aiuto logistico per la crociata bensì l’intenzione di mantenere ordine e stabilità nell’impero d’Oriente, cosa che avrebbe aiutato gli scambi commerciali nel Mediterraneo.
Se ne discusse a lungo e anche se la truppa non era contenta alla fine tutti i capi erano d’accordo.

PARTENZA. Ad aprile l’esercito ripartì. Prima, per evitare ogni problema, i veneziani rasero completamente al suolo la città in questa maniera potevano assecondare una delle sicure richieste del Papa: la restituzione della città (o di quel che ne restava) al re d’Ungheria. Gli abitanti di Zara cercarono di ricostruire la città e il sistema difensivo ma una flotta veneziana nel 1205 interveniva nuovamente questa volta riportando la città sotto diretto controllo veneziano per i secoli successivi.
Al momento della partenza Dandolo mandò al legato papale Capuano una delegazione per ottenere l’assoluzione generale o quanto meno un’approvazione. Il cardinale cercò di confrontarsi con il Papa ma non ottenendo risposta decise di agire autonomamente: ai franchi veniva revocata la scomunica, contro i veneziani veniva invece emanata formale bolla. I capi crociati ritennero comunque di tenere segreta la decisione per evitare ripercussioni.

A COSTANTINOPOLI. Chiuso il capitolo di Zara, Bonifacio di Monferrato fu a capo della spedizione e il Dandolo uno dei tanti comandanti. Appena entrati in territorio imperiale a Corfù la città riconobbe Alessio come imperatore, questo portò da un lato chiarezza sul reale obiettivo della crociata (Bisanzio) causando nuove defezioni, dall’altro l’ambigua accoglienza greca cominciava a far capire anche ai più ottimisti la difficoltà nel gestire i rapporti con i bizantini, cosa che invece i veneziani conoscevano molto bene.
L’arrivo a Costantinopoli causò grande stupore ai franchi sia per le dimensioni che per la ricchezza della città (probabilmente una delle più grandi città al mondo per l’epoca). Sin dall’inizio si fece sentire l’attitudine combattiva dei franchi ma prevalse la prudenza dei veneziani.
Contrariamente alle promesse di Alessio la città non si ribellò anzi il suo arrivo con un esercito latino portò forte malcontento nei suoi confronti da parte della popolazione. Si cercò un ultimo tentativo davanti alle mura marittime, un discorso di Alessio, ma fu senza esito. Non restava che la guerra.

…E GUERRA FU. La battaglia durò alcuni giorni senza risultati la città sembrava imprendibile. A rompere gli indugi fu un’azione intrepida guidata in persona dallo stesso Dandolo: con l’ammiraglia veneziana volontariamente si arenava sulla spiaggia, fra lo stupore generale il vecchio combattente scese solo impugnando il gonfalone, immediatamente le altre navi veneziane furono spinte ad imitarlo, si creò una testa di ponte sulla spiaggia e nel furioso parapiglia qualcuno riuscì ad entrare in città appiccando un incendio che assunse vaste proporzioni. I greci odiavano i latini ma non sufficientemente da voler combattere una guerra per difendere gli interessi dell’usurpatore di turno (fra l’altro anche lui di nome Alessio III), questi fuggì o detta in maniera più diplomatica “uscì dalla città in cerca di rinforzi”, i maggiorenti bizantini non attendevano altro: aprirono le porte della città ai crociati e liberarono Isacco II il padre di Alessio.

CAOS. Isacco II come prima cosa nominò il figlio coreggente con il nome di Alessio IV. La situazione non era affatto risolta: per Alessio IV risultava impossibile onorare tutte le promesse fatte inoltre la resistenza di Alessio III continuava, egli chiese nuovamente aiuto ai crociati aggiungendo debito su debito e ottenendo però, per un anno, l’aiuto dell’esercito latino. La popolarità di Alessio IV era bassissima, inoltre i tanto detestati latini spadroneggiavano, la situazione era esplosiva e infatti la rabbia popolare scoppiò, colpendo in primo luogo gli occidentali, negli scontri che seguirono e che interessarono anche i crociati intervenuti in aiuto dei connazionali, l’ennesimo grosso incendio distruggeva una parte importante di città.
Alessio IV cercò di riprendere il controllo della popolazione e per accontentarlo entrò in conflitto con i crociati. Era troppo tardi si stava realizzando l’ennesimo colpo di stato, il cugino di Alessio IV , anche questi di nome Alessio V salì al potere cercando di porsi come nuovo intermediario con i crociati, questi però si erano sempre confronti con Alessio IV e con questo volevano parlare, come risposta Alessio V fece assassinare Alessio IV cercando di farlo passare per un evento naturale. La mossa non riuscì.
I crociati erano completamente disorientati: tutti gli accordi con i greci per un motivo o per l’altro non furono mai rispettati, vi era un ambiente fortemente ostile e la popolazione li odiava, Gerusalemme era lontana, praticamente irraggiungibile senza l’appoggio logistico bizantino e ora l’ennesimo usurpatore ricominciava a fare promesse.

IL PATTO DI MARZO. Il punto di stallo fu rotto dall’intervennero dei vescovi e abati crociati, pressati dagli altri capi e contravvenendo agli ordini papali, riconoscevano in questa situazione la nascita di un nuovo scisma ed estendevano l’indulgenza per la crociata a tutti coloro che avessero mosso guerra contro Costantinopoli. Questa volta non si sarebbero cercati compromessi con i greci. Prima dell’attacco furono prese importanti decisioni sul futuro dell’impero era il cosiddetto “patto di marzo”: con il bottino si sarebbero pagati prima i debiti di Alessio IV (in gran parte dovuti a veneziani) poi ad una spartizione proporzionata di tesori e terre. Il nuovo imperatore sarebbe stato scelto da sei franchi e da sei veneziani e sarebbe stato un occidentale; se l’imperatore fosse stato franco il patriarca sarebbe stato veneziano oppure viceversa. I crociati sarebbero rimasti a supporto dell’imperatore fino al marzo 1205. Dandolo ebbe cura di aggiungere una clausola i possibili futuri possedimenti veneziani sarebbero comunque stati legati all’imperatore e all’Impero e non alla madrepatria.

CONQUISTA. Il primo attacco crociato avvenne il 9 aprile ma fu respinto con gravi perdite, fu ripetuto il 12 aprile con un nuovo stratagemma messo appunto dai veneziani: dalle punte delle imbarcazioni arrivavano a toccare le mura delle navi; il primo ad entrare in città fu un veneziano che venne però ucciso, il secondo un francese che riuscì a tener testa, prima di notte i crociati erano riusciti a consolidare una posizione all’interno della città. Durante la notte successe di tutto Alessio V fuggì, i crociati appiccarono l’ennesimo incendio, fu nominato un nuovo imperatore Costantino XI il quale tentò un’ultima sortita che non ebbe esito alcuno. La città era caduta.

CONCLUSIONE. Cerchiamo ora di affrontare i nodi principali per capire quali potevano essere state le cause ultime e il peso che in queste ha avuto Venezia.
– La presa di Zara. E’ “la” scelta in cui Venezia ha un peso determinante, in parte giustificata dal tentativo di recuperare una parte delle spese che da sola aveva sostenuto, non fu però un gesto enorme ne sconsiderato, ebbe un esito di portata limitata e non fu affatto risolutivo dei rapporti di forza nell’Adriatico.
– La decisione di difendere gli interessi di Alessio e di puntare su Bisanzio. L’iniziativa, è abbastanza evidente, fu di parte imperiale, Venezia non fece nulla per impedirlo sicuramente fu quella che lo fece con maggior lucidità (anche se Enrico Dandolo ebbe sempre cura di prendere le decisioni come capo dei crociati veneziani e non come doge della città). La portata della scelta non è ancora però di quelle che cambiano la storia, se tutto fosse filato liscio l’apporto bizantino sarebbe stato fondamentale per la conduzione dell’impresa.
– La conquista di Bisanzio e la nascita dell’impero latino d’Oriente. E’ difficile scorgere dall’inizio una coerente progettualità di chicchessia che portasse ad un tale esito, una buona parte delle responsabilità fu giocata dai sentimenti del momento in particolare dall’odio fra greci e latini che nel tempo andava aumentando. Il dato che ci sembra più evidente visto l’improbabilità di un impero franco (che cadde nel 1261) o veneziano (interessante come l’impero marittimo di Venezia nacque spinto da iniziativa privata che alla fine lo Stato, suo malgrado, decise di sostenere), è la profonda crisi di mentalità dell’impero d’Oriente, evidente nei suoi vertici che ormai da tempo avevano abbandonato i valori e lo spirito che plasmarono l’anima di questa grandissima potenza.

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