I Da Romano: fra storia e mito (parte terza) - La storiografia in epoca moderna - Destra Brenta
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I Da Romano: fra storia e mito (parte terza) – La storiografia in epoca moderna

1 Nel Seicento e nel Settecento

Un importante passaggio verso la scientificità della narrazione dei da Romano avviene nel Sei-Settecento e avviene per gradi. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un momento periodizzate per la stessa storiografia: è un momento storico in cui si realizza una profonda analisi e ricomposizione di tutto il pensiero umano, questo esame critico interessa anche la storia come scienza. La temperie illuminista porta ad un esame critico anche della storia: si realizza uno scrupoloso lavoro di ricerca di errori e contraffazioni con lo scopo di svelare involontarie superstizioni e volontarie ignoranze. In particolare il Medioevo è oggetto di una nuova riflessione che cerca di approfondire le diverse caratteristiche dell’epoca soprattutto in contrapposizione a quella moderna. Non vi è solo un lavoro di cernita fra ciò che è vero e ciò che non lo è, ma l’approfondimento si allarga al “quadro di vita e di costume di una società” secondo le parole del Muratori che in un certo modo e nonostante tutti i limiti dell’epoca cerca un superamento dell’evenementielle ampliando lo sguardo dello storico ai comportamenti, al vivere quotidiano degli uomini.

Per venire al nostro soggetto, già nel Seicento, con il lavoro di Felice Osio, le cronache ezzeliniane diventano oggetto di riflessione quando vengono inserite come corredo all’editio princeps delle opere di Albertino Mussato (Ortalli, 2001).

Il vero momento di svolta sono gli anni ’20 del Settecento grazie ai monumentali lavori dell’olandese Johann Georg Grave (Thesaurus Antiquitatum et Historiarum Italiae, il VI volume, uscito a Lione nel 1722) e poco dopo di Ludovico Antonio Muratori (Rerum Italicarum Scriptores, VIII tomo, uscito nel 1726). 

Entrambi riportano le cronache della Marca di Ezzelino ma il lavoro più completo è quella del Muratori che scrive successivamente e che si sforza di allargare le ricerche e di dare un prodotto migliore. Nel Rerum Italicarum Scriptores troviamo tutte le cronache di cui abbiamo parlato:

– Gerardi Maurisii civis et judicis Vicentini Historia de rebus gestis Eccelini de Romano ab anno MCLXXXIII ad annum circiter MCCXXXVII.

– Antonii Godi nobilis Vicentini Chronica quae extant ab anno MCXCIV usque ad MCCLX.

– Nicolai Smeregi notarii Vicentini de Burgo Bericae Chronicon Geradi Maurisii et Antonii Godi monumentis affine ab anno MCC usque ad annum MCCLXXIX, adiecto scriptoris Anonymi supplemento ab anno MCCLXXIX usque ad annum MCCCXII.

– Rolandini Patavini de factis in Marchia Tarvisina Libri XII.

– Chronicon Veronense ab anno 1117 ad annum usque 1278, auctore Parisio de Cereta, ab aliis vero continuatum ad annum usque 1375.

– Monachi Patavini Chronicon de rebus gestis in Lombardia praecipue et Marchia Tarvisina ab anno 1207 usque ad annum 1270.

A questo punto una notevole massa di testimonianze sufficientemente verificate è a disposizione dello storico: nel confronto fra le due narrazioni storica e mitica torna ad imporsi con forza la prima.

2 Giambattista Verci

Il contributo decisivo alla storia dei da Romano è offerto dal bassanese Giambattista Verci (1739-1795); la Fasoli lo definisce come il “primo tentativo di esame critico” (1980). Lo storico bassanese riesce a mettere a frutto le grandi novità culturali dell’epoca, in particolare il metodo della ricerca storica di derivazione muratoriana, fondato sull’esame critico dei documenti, appreso all’università padovana.

Dalla stamperia Remondini di Bassano, nel 1779, il Verci fa uscire i tre volumi della Storia degli Ecelini, ad oggi considerata la sua opera più riuscita (Ortalli, 1988). Il punto di forza del Verci è l’enorme lavoro fatto per la ricerca e la catalogazione dei documenti, in particolare il Codice diplomatico eceliniano che raccoglie una preziosa serie di documenti che affiancano le fonti cronachistiche e che aprono nuovi orizzonti. Il punto debole dell’autore è nell’analisi, nella ricerca delle cause. Nell’insieme il lavoro del Verci è comunque un punto di riferimento ancora obbligato per gli studiosi che vogliono affrontare la materia. 

Al di là delle qualità o delle mancanze, riportando le parole di Ortalli (2001): “per la prima volta la leggenda poteva essere messa da parte”.

3 Nell’Ottocento

L’Ottocento si può semplificare come il periodo culturale del Romanticismo e in Italia come quello politico del Risorgimento e, parlando della produzione storica e letteraria su Ezzelino, non possiamo non tenerne conto: in particolare nel confronto fra ragione e sentimento il secondo ricomincia a prendere spazio; inoltre è tutto il Medioevo che viene ripensato e rivalutato.

Tra le apparizioni letterarie più suggestive dei da Romano c’è quella a tinte fosche nel The picture of Dorian Gray di Oscar Wilde (Capitolo XI), mentre in quelle storiografiche possiamo citare quella di Jacob Burckhardt in Die Kultur der Renaissance in Italien dove la signoria ezzeliniana viene raccontata quale precorritrice del Rinascimento.

In Italia l’Ottocento è un periodo d’oro della letteratura su Ezzelino, anche se non sempre di grande qualità (Gianola, 2001). Forse l’esempio principale è quello di Cesare Cantù, autore di una Storia universale e di Ezelino da Romano: storia di un ghibellino; in quest’ultima opera le categorie risorgimentali sono evidenti, l’autore si schiera in un ideale fronte comunale-guelfo-italiano contro il nemico imperiale-ghibellino-tedesco, Ezzelino ne esce come tiranno e addirittura come di nazionalità tedesca, un’allegoria del dominio austriaco in Italia. 

4 Ottone Brentari

Un cenno a parte merita Ottone Brentari (1852-1921), autore di una monumentale Storia di Bassano, redatta con passione e lucidità, sorprendentemente moderna per le ricerche compiute, in particolare sull’urbanistica, sulla toponomastica e sulla vita economica. Di pensiero liberale e filo-risorgimentale il Brentari si impegna in un’interpretazione che segue le stesse categorie di Cantù ma che arriva a conclusioni opposte. Egli mette in risalto soprattutto l’opposizione alla pars Ecclesiae accostando Ezzelino a “Vittorio (Emanuele) e Garibaldi” (1888): tutte bestie nere per la propaganda clericale. 

Oltre al dato storico, il motivo che ci porta ad evidenziare il Brentari è il suo studio sulle leggende e tradizioni popolari legate alla figura di Ezzelino: Ecelino da Romano nella mente del popolo e nella poesia. Egli è il primo ad affrontare questa materia nuovissima e la sua ricerca è particolarmente interessante perché affronta la persistenza e l’originalità del mito rispetto al percorso storico. Egli dà il via, per quanto riguarda i da Romano, ad una riflessione che potremmo definire, con delle categorie moderne, antropologica o etnografica.

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