I Da Romano: fra storia e mito (parte quarta) - La Storiografia in epoca contemporanea - Destra Brenta
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I Da Romano: fra storia e mito (parte quarta) – La Storiografia in epoca contemporanea

1 Introduzione agli studi contemporanei

Fino alla seconda guerra mondiale, in generale, continua ad essere largamente praticata una storia narrativa, riferita prevalentemente alle vicende politiche e alla minuziosa ricostruzione dei fatti; un tipo di storia che viene definita histoire historisante o histoire événementielle. Fra le due guerre del Novecento e in particolare dopo il 1945 la storiografia amplia enormemente il suo campo di studi. L’apripista di questo processo è la rivista Annales d’histoire économique et sociale fondata nel 1929 da Lucien Febvre (1878-1956) e March Bloch (1866-1944) e successivamente diretta da Fernand Braudel (1902-1985), tutti personaggi di prim’ordine nella storiografia internazionale.

È una storia engagée che guarda ad orizzonti più ampi e nuovi rispetto a quelli precedenti.  Amplia il suo sguardo confrontandosi con altre materie: la geografia, l’archeologia, le tradizioni popolari, l’arte, la cultura ma si appoggia anche su materie nuove coma la sociologia, l’antropologia, l’analisi delle mentalità collettive. Le stesse fonti scritte subiscono una riconsiderazione importante: vi è una più netta consapevolezza del forte nesso tra fonte e interpretazione e in ultima analisi della mancanza di oggettività delle fonti scritte.

Questi processi e tendenze investono anche gli studi sui da Romano. Aumenta l’arco temporale preso in considerazione con il tentativo di approfondire le origini della famiglia, si cerca di cogliere l’interezza del vivere dei singoli protagonisti e delle comunità della Marca nel Duecento affrontando non solo le dinamiche di potere ma anche la religiosità che nel Medioevo è strettamente legata alla politica, la cultura, l’arte e ad ogni altro campo delle scienze umane.  

Per i da Romano, sin dagli inizi, fa specie la qualità e la quantità degli studi, in particolare i contributi di Gina Fasoli e Girolamo Arnaldi che, a partire dagli anni Sessanta, hanno un peso considerevole nello sviluppo della Medievistica italiana. 

Non si deve dare solo il merito agli storici in quanto i principali committenti di questi studi sono proprio le amministrazioni locali del bassanese e del pedemonte (in particolare Bassano del Grappa e Romano d’Ezzelino), laddove erano le masnade più fedeli ai da Romano e la forza del mito è rimasta più viva della stessa propaganda storiografica.

Per avere una visuale semplificata della materia cercheremo, di dare uno sguardo cronologico ai principali momenti di ricerca e approfondimento, in particolare alle giornate di studio che hanno visto protagonisti gli Ezzelini e alle relative pubblicazioni uscite rispettivamente nel 1963, nel 1992 e nel 2001.

 

2 Studi Ezzeliniani: “Gli Ezzelini nella storia e nella poesia” (1963)

Il primo momento in cui la storia comincia a rielaborare scientificamente i da Romano è il convegno su Gli Ezzelini nella storia e nella poesia ideato da Gina Fasoli e promosso dal Comune di Bassano in occasione del VII Centenario della morte di Ezzelino e degli Statuti del Libero Comune. Gli atti del convegno vengono pubblicati nel 1963 dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo. 

L’ideatrice e la principale protagonista dell’evento è Gina Fasoli, bassanese di nascita e prima docente donna di Storia medievale in Italia, personaggio di spicco della storiografia italiana contemporanea. La Fasoli confessa che la sua vocazione storiografica nasce ancora bambina, stimolata da quel grande e terribile personaggio che fu Ezzelino da Romano, lei stessa parla di “incontro magico” (Fasoli,1980). Le istituzioni bassanesi e il suo contado, in particolare nel 1259 e quindi con la caduta di Ezzelino, sono le protagoniste nelle sue ricerche (Cracco, 2009). 

Le giornate di studio hanno un taglio decisamente innovativo sia nel metodo, sia nel merito; in particolare prende forza una revisione della storia dei da Romano, che spinge verso una normalizzazione e una de-demonizzazione: il Tiranno non era così tiranno quanto meno per l’epoca cruenta in cui viveva: “la signoria feudale non era quella oppressiva cappa di piombo che la tradizione recente vuole presentare, infatti non ha mai reso impossibile lo sviluppo delle forze locali e se ne è anzi servito” (Fasoli 1963).

Ma vi è una differenza anche di metodo: come già accennato, sono gli anni in cui la storia cerca di allargare la sua visuale per entrare in maniera più precisa nelle tematiche che affronta. Gli anni Sessanta sono poi il momento in cui l’apporto della scuola economico-giuridica e la culturale marxista danno una luce diversa alle dinamiche culturali e soprattutto a quelle rurali. 

L’impostazione che dà al convegno la Fasoli cerca inoltre di unire, per la prima volta, le due grandi narrazioni sui da Romano: quella storica legata alla sorte dei vincitori, ma anche quella letteraria e mitica dove da secoli ha trovato rifugio la narrazione degli sconfitti. Già il titolo è indicativo dell’attenzione portata a questi due filoni: “nella storia e nella poesia”.

È una revisione che tocca anche i temi storiografici a cominciare dalla presunta origine della famiglia da Romano; viene messo in discussione quanto riporta Rolandino su Ecelo di Arpone, considerato il capostipite della famiglia: il miles ab uno equo non doveva essere così provo di mezzi dato che “nel 1085 (…) fa una cospicua donazione al monastero di S. Eufemia di Villanova”. Secondo la storica l’entità della donazione fa pensare ad una famiglia da Romano che “doveva essere trapiantata in Italia da assai più tempo di quanto generalmente si ritiene” (Fasoli, 1963).

La revisione critica della Fasoli è complessiva del periodo: non è più la narrazione della città che si emancipa dal cupo contado bensì è il territorio che smuove la città. Il ruolo della signoria risulta rovesciato, non è più quello di strenua difesa di privilegi antichi (conservazione contro progresso) bensì diventa un tentativo di indirizzare diversamente il domani (un progresso diverso); questa signoria non occupa dall’esterno la città, come ne fosse un corpo estraneo, bensì dialoga e partecipa dell’esperienza politica della città, fino a tentare a tutti i costi di pacificarla. È una gestione del potere complessa che si fonda non solo sui diritti di natura pubblica ma anche sulla grande ricchezza fondiaria attraverso i quali si cerca il controllo dell’attività dei comuni che apparentemente godevano di una larga autonomia. 

All’intervento della Fasoli seguono altri che tendono ad analizzare ma anche a riabilitare Ezzelino. Manselli affronta la tematica della proto-signoria regionale costruita “in autonomo coordinamento (…) con Federico II prima e poi in piena indipendenza”, un progetto che pone fine alle autonomie delle città comunali ma in una maniera completamente inaspettata e fuori dallo schema dualista Impero-Papato.  

Mor in una ricerca di natura soprattutto giuridica evidenziava l’originalità ma anche la legittimità del potere di Ezzelino che, pur non assumendo alcun titolo ufficiale, governa da dominus tutta la Marca, questo quantomeno fino agli ultimi anni in cui il potere è “legittimato” solo dal pugno di ferro del Tiranno.

Più volte abbiamo già accennato agli scritti dell’Arnaldi; di quegli stessi anni è il suo fondamentale contributo per la comprensione delle cronache dell’epoca Studi sui cronisti della Marca Trevigiana nell’età di Ezzelino da Romano. Secondo l’autore Ezzelino rompe il consueto modo “cittadino” di scrivere storia, quello degli Annali e delle Cronache, e obbliga ad una visuale intra-cittadina e regionale. Scende più nel particolare il contributo di Hagemann che affronta più dettagliatamente la figura del cronista Parisio da Cerea. 

Gli altri contributi, Boni, Raimondi, Toschi, riprendono temi che abbiamo già affrontato, filoni che per la loro libertà hanno subito meno i condizionamenti della propaganda. 

Il primo parla della letteratura per cui la Marca ezzeliniana è descritta come “gioiosa e cortese”. Non è solo il caso dei da Romano (in particolare di Alberico) ma anche della corte degli estensi o di quella dei San Bonifacio che videro ospiti trovatori di prim’ordine come Sordello (di cui ricordiamo il ratto di Cunizza tolta a Rizzardo e riportata ai fratelli da Romano) o Uc de Saint-Circ “una delle figure più interessanti del mondo trobadorico del tempo” (Boni, 1963). La passione per la poesia trobadorica è uno dei punti di prestigio condiviso dalle famiglie nobiliari che, secondo il costume cavalleresco dell’epoca, erano amanti della guerra e della poesia. La caduta dei da Romano e del loro sistema di potere porterà anche al ridimensionamento della “gioia” della Marca.

Raimondi affronta invece l’Ecerinis di Mussato momento centrale dell’elaborazione della storia e del mito di Ezzelino. Toschi infine analizza nei particolari i temi della leggenda vedendo come l’Ezzelino sia chiamato nel corso della storia ad identificare le paure ma anche le speranze delle classi popolari del bassanese-pedemonte.

Nell’insieme tutti gli studiosi concordano, con sfumature e approcci diversi, nel riconoscere in Ezzelino l’artefice remoto di una originaria identità regionale (Cracco, 1993), concordano inoltre nel superamento della leggenda nera. Particolarmente significativo un passo di Manselli il quale riporta la testimonianza di un teste di un processo ad Oderzo, 1285) che alla domanda se i da Romano fossero stati “tiranni e crudeli oppressori” rispondeva “non so che sia un tiranno, ma so che furono uomini fieri e di gran valore e che non ebbero pari nella Marca”. 

 

3 Nuovi Studi Ezzeliniani: “I da Romano e la Marca gioiosa” (1992)

Indirettamente il tema dei da Romano è affrontato al convegno Sulle Tracce di G. B. Verci. Istituzioni, società e potere nella Marca Trevigiana e Veronese (secoli XIII-XIV) tenuto a Treviso nel settembre 1986 e uscito alle stampe per l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo nel 1988. Lo studio affronta lo stesso spazio temporale esaminato dal Verci nel suo Storia della Marca Veronese e Trevigiana e in particolare la storia delle istituzioni e delle famiglie. Il contributo sui da Romano è affidato a Cracco il quale ricostruisce la “coscienza del sistema” nel momento dell’incontro-scontro tra famiglie nobiliari e città comunali: le famiglie nobiliari riescono ad imporsi ma solo dopo enormi ripensamenti del loro essere e del loro agire (perdita di risorse, identità, compattezza). Per lo storico vicentino Ezzelino fu un unicum: uomo di grande passione politica disposto a tutto anche a sacrificare la famiglia (non ebbe figli legittimi) per difendere l’interesse dell’Impero 

Altri studi sui da Romano sono promossi dagli enti territoriali, in particolare il comune di Romano d’Ezzelino si fa promotore di una collana editoriale Studi e Documenti ezzeliniani curata dal prof. Polizzi di cui è uscito, nel 1989, il volume Ezzelino da Romano. Signoria territoriale e comune cittadino con alcuni documenti inediti anteriori ad Ezzelino III. Riportiamo questo dato, oltre che per il significato storico, per evidenziare il continuo interesse che continua a suscitare la figura di Ezzelino.

Tornando al dato storiografico, per Cracco gli atti del convegno sul Verci, quello degli anni Sessanta della Fasoli, gli Studi sui cronisti della Marca di Arnaldi e quello di cui parleremo a breve sono una “quadrilogia inscindibile che portano gli studi sulla Marca quantomeno alla pari degli studi di altre regioni e sono la base per ogni studio futuro” (Cracco, 1993).

Oltre al lavoro affidato al Polizzi il comune di Romano d’Ezzelino si impegna in un altro progetto che doveva essere a più ampio respiro ossia l’organizzazione di un convegno; a tal scopo nasceva un comitato scientifico presieduto da Cracco e composto dai principali storici del medioevo veneto (Fasoli, Sambin, Arnaldi, Bortolami, Castagnetti, Collodo, Ortalli e molti altri); nel frattempo il comune riusciva a coinvolgere le Province interessate e la Regione. Questo comitato avrebbe portato ad un convegno, in tre giorni, dal titolo particolarmente gaio I da Romano e la Marca gioiosa pubblicati con il titolo di Nuovi Studi Ezzelini in voluta continuità con gli studi curati dalla Fasoli.

Aumentano il numero di contributi e con essi la visuale. L’opera è suddivisa in sei parti:

1. Non habuerunt pares in Marchia. La prima parte affronta il ruolo dei clan parentali, delle famiglie (da Romano, Este, Sambonifacio, Caminesi, Camposampiero, da Vivaro…) ossia degli unici soggetti storici che, nella carenza o nell’assenza di strutture statali, dominano la scena (Fasoli). Lo sguardo si focalizza sui da Romano: viene approfondita la loro ascesa politica fino ad Ezzelino II (Castagnetti); con Ezzelino III l’orizzonte si allarga stringendo salde relazioni con l’Impero (i da Romano non erano affatto una famiglia storicamente ghibellina); la presenza imperiale non deve però essere sopravalutata l’Impero presente nominalmente e simbolicamente ma in realtà assente come forza fattiva (Voltmer). Infine due nuovi filoni vengono presentati: il primo vede gli Ezzelini sotto la luce della storia militare e viene approfondita l’origine, le caratteristiche delle masnade ezzeliniane e il dato tecnico militare; il secondo illumina i da Romano e la Marca sotto la luce della storia dell’arte.

2. Civitates tres. Insieme e parallelamente alle famiglie sono trattati i Comuni. Questi organismi di potere sono composti da quadri dirigenti provenienti dalle famiglie del contado inurbate ma pur sempre radicate nel territorio; le istituzioni comunali cercano, invano, di imporsi alle famiglie stesse. Gli studi seguono un approccio comparato che mette a confronto le particolarità delle città comunali.

A Verona, la “capitale” della Marca, Ezzelino riesce ad imporsi in maniera morbida, non occupa dall’esterno la città ma partecipa attivamente e vittoriosamente al gioco delle pars, mantenendo un aspetto di continuità con il vecchio regime. Ezzelino trasformò Verona nella sua “capitale” (Varanini). 

Padova invece si presenta come la grande insoumise e, piegata dalle armi imperiali non accetterà mai di buon grado il dominio ezzeliniano; infatti sarà proprio Padova, i suoi cronisti e la sua classe politica, a dare vita alla leggenda nera ezzeliniana. L’analisi storica non è però così granitica: la città subirà diverse fasi successive di governo e solo negli ultimi anni il dominio degenera in tirannide (Bortolami e Rippe). 

Vicenza è la città più fedele; qua i da Romano si erano imposti in maniera più indolore e più stabile e da tempo fanno sentire la propria voce, nonostante l’assedio e le violenze delle truppe di Federico II (Morsoletto). Non è un caso se il Maurisio sia vicentino.

Tutti i contributi concordano sulla complessità della gestione del potere nelle città venete del periodo, divise tra fazioni popolari e magnatizie, tra famiglie da tempo trapiantate in città e quelle invece ancora con forti legami con le campagne, tra posizionamenti guelfi e ghibellini. Si tratta di un potere fluido condizionato da fattori sociali, economici, politici che non è semplice ricostruire (Varanini e Bortolami). Tutti gli storici concordano che il da Romano segna l’inizio del superamento delle città-stato e dei regimi comunali dando inizio alla storia regionale del Veneto di terraferma. Sono invece tutti discordi nel cercare di definire l’inizio della tirannia, ossia quel momento in cui il governo di Ezzelino diventa dispotico, non più controllato nemmeno formalmente dall’Impero; in realtà è proprio questa mancanza di “formalità” che cambia il dato a seconda della città e del provvedimento preso. 

3. Amici et inimici. La terza parte amplia lo sguardo geografico ai soggetti politici che si trovavano oltre i confini del dominio ezzeliniano: gli altalenanti rapporti con Trento (Riedmann), quelli ad est al di là del Livenza in particolare con il patriarcato di Aquileia e i suoi principali feudatari i Prata e i Porcia (Hartel); un capitolo a parte è Treviso (Rando) l’altra città oltre Vicenza in cui storicamente i da Romano sono presenti in maniera importante ma che è gestita dal fratello Alberico (l’altalenante rapporto tra i due fratelli è un tema che resta ancora da approfondire nel dettagli). Infine Venezia (Pozza) dove la realtà politica, dopo il papato, ha avuto più chiaro il ruolo da competitor dei da Romano per il controllo della regione veneta. Purtroppo lo studio arriva solamente fino alla fine degli anni Trenta. Completa il capitolo il tema dei rapporti tra da Romano e Bassano, quest’ultima definita dalla Fasoli “la base operativa” di Ezzelino (Scramoncin).

4. Fides extincta. Se nella prima parte viene affrontato il rapporto con l’Impero, nella quarta viene affrontato la relazione con la Chiesa sia nella “guelfa” Padova (Carraro) sia nella “ghibellina” Verona (De Sandre Gasparini). Il periodo è caratterizzato dalla Chiesa che si impone come apice della società medievale; una delle manifestazioni di questa forza è la nascita e lo sviluppo degli ordini mendicanti, allo stesso tempo causa ed effetto di questo rafforzamento.

La Storia della Chiesa e del cristianesimo applicata ai da Romano è molto complessa, soprattutto è difficile capire dove inizia il giudizio politico e quello religioso, dove arriva la propaganda e dove il fatto storico. Senza dubbio il papato è il grande nemico di Ezzelino ma non vi è reciprocità quantomeno sul piano religioso: Ezzelino cerca di essere nei confronti della Chiesa molto prudente e non vi sono infatti particolari prese di posizione né contro la Chiesa né contro la religione né a favore dell’eresia; non vi è dubbio che vengono messe a tacere le voci dissidenti, anche personaggi di spicco come il predicatore padovano Giordano Forzaté, tuttavia allo stesso tempo aiuta l’apostolato dei monaci albi fondati dallo stesso Forzaté. È negli anni Cinquanta, “anni di piombo” secondo la definizione della De Sandre Gasparini, che si stringe il cerchio attorno agli uomini di Chiesa in particolare ai vescovi impossibilitati nella loro opera e ai conventi impoveriti economicamente. Con la fine dei da Romano gli episcopati verranno normalizzati e i mendicanti potranno penetrare, senza ostacoli, nei tessuti cittadini. Un capitolo a parte che resta da indagare è il legame fra Ezzelino e l’eresia.

Nonostante queste importanti criticità il giudizio su Ezzelino è in generale mitigato: “non è un unicum bensì corrisponde alle tendenze dell’epoca” (De Sandre Gasparini). 

5. Vir Famosus. La quinta parte, la più eterogenea, è quella che ci interessa maggiormente per avere una visione completa della materia. Passiamo velocemente in rassegna gli articoli ma affronteremo i tratti che più ci interessano, in maniera approfondita, nell’ultima parte. 

Viene analizzata la passione per l’astrologia che Ezzelino condivideva con Federico II e che era considerata all’epoca una scienza; esatta o meno che fosse portò condizionamenti importanti alla vita di Ezzelino che ne tenne sempre gran conto (Pastore Stocchi). 

Si affronta il silenzio interessato imposto alla poesia trobadorica su una famiglia che invece è sempre stata fra le più interessate al mecenatismo e ad esaltare la vita di corte ed i valori cortesi soprattutto, come abbiamo avuto modo di accennare, con Alberico (Peron). 

Viene evidenziato il passaggio chiave dell’Ecerinis di Mussato che trasforma Ezzelino in una allegoria di Cangrande e a cui segue la risposta di Dante (Baldan). La spaccatura fra la storia e ciò che Ezzelino è chiamato a rappresentare viene evidenziata nei due saggi finali: il primo che esamina il peso della damnatio memoriae sulla storiografia milanese tendenzialmente guelfa, a tal proposito ricordiamo l’esempio di Cantù in epoca moderna (Soldi Rondinini); il secondo invece indaga il sopravvivere del mito ezzeliniano nelle sue terre d’origine (Ortalli).

6. Oeconomica. L’ultima parte presenta invece una dettagliata analisi quantitativa del patrimonio di Ezzelino al momento del crollo del suo dominio (Bocchi).

 

4 Ezzelini. Signori della Marca nel cuore dell’impero di Federico II (2001)

Ancora una volta a prodigarsi per ricordare gli Ezzelini sono le istituzioni di quelle terre d’elezione che furono particolarmente fedeli ai da Romano. Questa volta, nello specifico, l’amministrazione di Bassano, in occasione dell’anniversario dei mille anni della città, si spende per organizzare un nuovo ciclo di studi sugli Ezzelini ed in particolare su Ezzelino III, il più noto. 

Le cause dichiarate che spingono all’organizzazione del convegno sono molteplici: la fedele persistenza del mito ezzeliniano (che si manifesta attraverso nomi dati a locali, ristoranti, squadre sportive e più recentemente la nascita di vivaci gruppi di rievocazione storica); l’eccezionale riscoperta di un affresco duecentesco di cultura federiciana proprio a Bassano; infine una congiuntura politico-amministrativa che porta a compimento la proposta fatta durante il convegno del 1989 di organizzare una mostra. 

Il lavoro scientifico risulta fortemente avvantaggiato perché poggia sui cicli di studi precedenti a cura della Fasoli e di Cracco. Prende forma infatti un comitato curatore dello stesso livello dei precedenti che allestisce una mostra ed un relativo catalogo a cui partecipano alcuni fra i nomi più prestigiosi e preparati sulla materia.

L’obiettivo dichiarato è la “giustizia storica” (Marcadella, 2001) sia nei riguardi di Ezzelino (degli Ezzelini) sia nella riscoperta del ruolo della regione della Marca Veronese-Trevigiana fra XII e XIII secolo quale area di cultura e “cuore dell’impero” (vero e proprio baricentro fra Italia e Germania). 

Per quanto riguarda gli obiettivi scientifici (Marcadella, 2001) viene compiuto un lavoro su più fronti: di conferma dell’esistenza dei documenti editi dal Verci nel suo Codice diplomatico eceliniano, di ricognizione nei depositi dei Musei e delle Soprintendenze, e di ricerca in ambiti internazionali. Non vi è l’offerta di un nuovo grande inedito bensì intuizioni, accostamenti, interpretazioni nuove ed in particolare viene esaltata la grande vivacità della Marca nonostante l’oscura lettura che viene data del periodo ezzeliniano. 

L’opera è composta da una cinquantina di contributi divisi in dieci parti: brilla il lavoro di analisi, le specifiche materie vengono affrontate in maniera molto dettagliata ma a nostro avviso è carente nella sintesi, manca una narrazione di fondo. È una storiografia che continua a sviscerare le materie già affrontate e che si allarga a tutto ciò che ha relazione con l’uomo: l’aspetto topografico-urbanistico, demico-politico, l’analisi sui fatti della vita quotidiana, sulla mentalità, sulla stratificazione sociale, sulle credenze. Ne presentiamo una breve rassegna suddivisa per tematiche

  • La Cultura: i contributi affrontano la vita e i valori della corte, la nascita della cultura laica, la poesia provenzale, il mecenatismo dei da Romano, la figura di Ezzelino nei testi franco-veneti come Les Prophécies de Merlin. Ne esce una vita di corte tutt’altro che cupa ma “gioiosa” anche ludica: viene ricordato un “assalto al castello,” in presenza di dame, effettuato in maniera giocosa e frizzante con lancio di fiori;
  • L’arte: l’araldica (conosciamo il vero blasone di Ezzelino?), i codici liturgici (miniature e tecniche pittoriche), la cultura architettonica, la decorazione lapidea, l’epigrafia e la scrittura esposta: affrontai come patrimonio comune ma anche come veicolo della memoria;
  • La musica: laica nelle corti e quella religiosa nelle chiese;
  • La religione: i rapporti con le istituzioni ecclesiastiche (papato e episcopati), monastiche (Ezzelino favorì i monaci albi ma anche l’ordine teutonico) e le religiones novae;
  • L’economia: circolazione monetaria e uno studio sull’ingente patrimonio diffuso della famiglia da Romano (vedi il processo di Onigo);
  • L’arte manuale: le ceramiche;
  • L’urbanistica: il ruolo del castello e la struttura della Bassano ezzeliniana;
  • La cultura scientifica: saggi sulla scienza dell’epoca, sulle università (nel 1222 nasceva lo Studio di Padova), sull’astrologia;
  • La cultura militare: il castello di Monselice, gli uomini e le armi della Marca (interessante in questo senso vedere il nesso fra masnade e patrimoni).
  • Il fatto politico o in altri termini l’organizzazione del potere: vengono approfondite le origini degli Ezzelini in particolare la relazione con la chiesa di Frisinga; la tipologia di dominio che Ezzelino usò nelle diverse città della Marca; l’apparato amministrativo su sui si reggevano i da Romano. 
  • Il rapporto tra Ezzelino e Federico II: il curatore ricorda che non è solo un caso che la mostra coincida con l’anniversario della nascita dello Stupor mundi. Federico II soggiorna spesso nella Marca e sembra legare di viva amicizia con Ezzelino di cui diventa anche parente dandogli in sposa la figlia naturale Selvaggia. Gli articoli su Federico II riguardano anche la storiografia tedesca sui da Romano e l’arte, ricordiamo l’importante affresco coevo da poco scoperto a Bassano che ritrae l’imperatore. 
  • Il mito: nella raccolta trova ampio spazio lo sviluppo del mito ezzeliniano, la storia del mito, il suo rapporto con la religione, con le cronache, la fortuna letteraria, l’iconografia del mito nell’arte e nella musica, infine la persistenza del mito ai nostri giorni.

5 Ultimi studi: “Il grande assalto

In ordine cronologico le ultime uscite sui da Romano e su Ezzelino sono quelle di Cracco, l’ultimissima monografia con taglio più divulgativo e meno storiografico è del 2016, Il grande assalto. L’intento dello storico è non solo di raccontare le vicende ezzeliniane ma anche di ricostruire la propria carriera di storico particolarmente impegnato nello delle vicende ezzeliniane.

Ezzelino viene rappresentato come un uomo straordinario, molto moderno, totalmente dedito al servizio di un’idea, l’Impero, che non si incarna in una struttura o in una singola persona bensì in un ideale di ordine, giustizia, anche di pace esaltato dalla cultura cortese e cavalleresca. A questo ideale egli sacrificò non solo tutta la sua vita ma anche la possibilità di avere figli (quantomeno riconosciuti) e quindi di proseguire il nome della famiglia, cosa fondamentale per la mentalità nobiliare medievale.

L’appendice raccoglie infine “la storia della storia” un resoconto con toni personali della lunga relazione dell’autore con Ezzelino. Cracco, forse più di tutti, almeno negli ultimi decenni ha affrontato i da Romano soprattutto con intento riabilitativo. Il giudizio che ne esce ripercorre lo stesso cammino compiuto da Dante (guarda caso un uomo di cultura): uomo a mezza via tra “l’inferno con Lucifero, il suo vero padre” e “il paradiso con Cunizza, la sua vera sorella”.

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