"GUERRA SPIRITUALE” NELLA REPUBBLICA VENETA DEL CINQUECENTO - prima parte - RIFORMA? - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - " GUERRA SPIRITUALE ” NELLA REPUBBLICA VENETA DEL CINQUECENTO - prima parte - RIFORMA?

“GUERRA SPIRITUALE” NELLA REPUBBLICA VENETA DEL CINQUECENTO – prima parte – RIFORMA?

INTRODUZIONE

“come nello ingruente furore de la guerra
si fanno ogni dì nove provisioni opportune,
così nella maggior guerra spirituale
non si deve star a dormire”

Gian Pietro Carafa

 Con “guerra spirituale” intendiamo il confronto religioso e culturale fra le riforme cattolica e protestante: è un conflitto che comincia in profondità, all’interno delle coscienze, e acquisisce mano a mano un risvolto sociale concretizzandosi nelle chiese, nelle conventicole, nelle piazze, nelle strade, nei palazzi, nei tribunali e raggiungerà l’apice nel tentativo di conquistare il vertice dello Stato veneziano.

E’ un periodo e una tematica difficili già nella scelta dei termini in cui porre la questione: da un lato i cattolici non sono d’accordo sul termine “riforma” perché in effetti fu una vera e propria rivoluzione e scissione della Chiesa e anche il termine “controriforma” è stretto perché implica una valenza negativa, dall’altro i riformati non amano essere definiti “protestanti”. L’attuale storiografia preferisce parlare di riforme al plurale e in questa ottica non vi è solo una riforma e un tentativo di contrastarla ma si riconosce un’autonoma spinta riformatrice nata all’interno della Chiesa cattolica e culminata con le grandi riforme post-tridentine.

Il presente studio approfondisce in particolare i fatti accaduti nella Repubblica di Venezia, lo scenario che per peculiarità religiose, politiche, culturali e sociali sarà il meno scontato per cercare di introdurre le idee riformate nella penisola. A Venezia incontriamo, almeno di passaggio, alcuni fra i principali protagonisti di questa “guerra spirituale” sia di parte protestante che di parte cattolica. E’ a Venezia, probabilmente al Senato, che Melantone scrive la lettera “ad Venetos quosdam studiosos Evangelii” in cui incita la Repubblica a tornare alla purezza della chiesa primitiva facendo leva sul sentimento di indipendenza dei veneziani contro Roma. Per contro le parole che aprono l’introduzione sono quelle che utilizza Gian Pietro Carafa, fondatore dei teatini e futuro papa Paolo IV, nel suo celebre memoriale  indirizzato a papa Clemente VII il 4 ottobre 1532 per denunciare la “maledetta nidiata” di eretici presenti nella Repubblica.

L’arco temporale che prendiamo in considerazione inizia nel 1520, data del primo caso documentato di propaganda filo-luterana a Venezia e si conclude nel 1585, anno dell’ultima condanna a morte per eresia comminata nella penisola italiana proprio a Venezia. All’interno di questo periodo abbiamo seguito la divisione temporale di Andrea Del Col che a sua volta riprende la proposta di Silvana Seidel Menchi che l’articolano in quattro fasi. La prima (1520-1542) va dalle prime testimonianza della predicazione luterana in Italia (a Venezia), fino alla riorganizzazione del Sant’Ufficio; è una fase in cui gli opposti schieramenti sono ancora confusi, stemperati e cominciano a prendere forma. La seconda (1542-1555) si protrae fino alla fine del papato di Giulio III e vede il delinearsi sempre più chiaramente di due identità, cattolica e protestante, distinte e in contrapposizione, è il momento in cui vengono sperimentate le prime controindicazioni destinate a crescere di intensità. La terza (1555-1572) ricopre i pontificati dei papi “inquisitori” Paolo IV e Pio V è il momento di massimo sforzo nella repressione dell’eresia. Nella quarta (1572-1588), infine, raggiunto l’obiettivo, vengono eliminate le ultime resistenze.

Per quanto riguarda l’utilizzo delle fonti, il presente studio ha seguito due filoni principali: per la  storia veneziana gli studi effettuati o diretti da G. Cozzi mentre per la storia dell’inquisizione l’attuale e imponente studio di A. Del Col. Oltre agli studi più attuali abbiamo cercato riscontri in due grandi classici del passato entrambi “engagé” anche se su fronti opposti, la Istoria del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi e la Storia dei Papi di Ludwig Von Pastor. Dal web segnaliamo gli spunti e i collegamenti offerti dal sito www.ereticopedia.org diretto da D. Santarelli. 

  1. ORIGINE

1.1 Ecclesia semper reformanda ?

“Il Cinquecento fu il “secolo breve” della Chiesa cattolica e fu delimitato da due concili: quello del 1510 di Pisa-Milano e quello di Trento chiuso nel 1564”. Se gli echi del confronto conciliarista che avevano attraversato l’intero XV secolo non erano ancora spenti, erano invece vivi i presupposti che l’avevano scatenato: la Chiesa era ancora in cerca di una riforma in capite et membris. 

L’elezione di Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, con il nome di Leone X (1513-1521) diede vita a forti speranze di rinnovamento: lo evidenziano il Sarpi, Macchiavelli il quale sperò in un principe mediceo per risollevare le sorti della penisola ma anche il Libellus ad Leonem scritto dai due nobili veneziani camaldolesi Pietro Querini e Paolo Giustiniani. A sconquassare la situazione fu invece la celebre affissione delle 95 tesi di Wittenberg, la Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum (31 ottobre 1517). Il monaco agostiniano M. Lutero, partendo dalla riprovazione della vendita delle indulgenze, diede il via ad una radicale critica all’intera vita ecclesiastica. Probabilmente agli inizi egli non cercò una frattura del mondo cristiano bensì un ritorno alla Chiesa primitiva da raggiungere possibilmente tramite un concilio, agli inizi la sua predicazione non si discostò molto da quelle di altri umanisti. Una ruolo propedeutico alla Riforma nella vita intellettuale, culturale e religiosa fu svolto proprio dall’umanesimo, in particolare da Erasmo da Rotterdam e alcune delle sue tematiche furono riprese da Lutero come la critica alla decadenza della vita ecclesiastica o la riscoperta della patristica e della Bibbia a discapito della teologia scolastica.

Il papato forse trascurò la situazione che si stava creando in Germania, prima pensando che si trattasse di un semplice confronto teologico poi di un caso da diritto canonico; invece in pochi anni la situazione divenne ingestibile soprattutto perché si coniugò alle diversi rivendicazioni sociali e politiche. Fu proprio l’appoggio dei principi tedeschi, elemento centrale dello state-building germanico, che rese la situazione estremamente grave e che rende veritiera la definizione di “riforma dei prìncipi”. Il sostegno del potere politico divenne fondamentale per il realizzarsi della rottura religiosa; indicativo è l’esempio inglese in cui il passaggio dal protestantesimo al cattolicesimo seguì  la fede del monarca regnante. 

1.2 Venezia, Stato-Chiesa

Un processo che contraddistingue la vita religiosa ed ecclesiastica di Venezia era la sopravvivenza della tradizione di identità Stato-Chiesa medievale. Se nel resto d’Europa questo rapporto si sviluppò in senso dualistico, conseguenza del processo storico legato al conflitto tra Impero e Chiesa e ai processi di rafforzamento degli Stati nazionali, a Venezia una certa sacralità continuò a permeare le strutture dello Stato al pari di quelle ecclesiastiche, probabile retaggio della matrice bizantina. In particolare con il dogado di Andrea Gritti (1523-1538), afferma P. Prodi, “Venezia sembra voler affermare come non mai la propria immagine di Stato-Chiesa nella quale il sacro ha una sua incarnazione diretta nelle strutture politiche e sociali”. 

Nella Serenissima restò forte il senso del proprio ruolo religioso non come sostituta di Roma bensì per  intervenire là dove la Chiesa di Roma era carente. Qualcosa di simile era avvenuto durante lo Scisma Tricapitolino (VI-VII sec.) o nella latinizzazione del Patriarcato di Costantinopoli (1204) ed in questa ottica vanno visti i confronti del Quattrocento per le “probae” (il controllo delle cariche episcopali) o la limitazione statale delle “commende” (benefici senza obbligo di residenza) o gli interventi della Repubblica in merito al concilio.

 Oltre a questo ruolo di “supplenza” la fedeltà e la partecipazione alla vita della  Chiesa di Roma non era mai stata messa in discussione ed è manifestata dai numerosi cardinali e papi veneziani, in particolare Eugenio IV.

All’inizio del Cinquecento i rapporti tra Roma e Venezia erano destinati a complicarsi con lo scontrarsi di due istanze opposte: da una parte il tentativo dei papi di riportare sotto il proprio controllo i territori romagnoli, dall’altro l’avanzata veneziana in terraferma. La situazione divenne, infine, incontrollabile con la discesa dei “barbari” e l’inizio delle guerre d’Italia: crollava il sistema dell’equilibrio mediceo e per la penisola iniziava un forte periodo di caos militare e politico. Un momento estremamente importante per Venezia fu la Guerra della Lega di Cambrai (1508-1516), promossa da Giulio II con lo scopo di ridimensionare la Repubblica veneta. Per la città lagunare il conflitto acquisì la dimensione di una vera e propria lotta per la sopravvivenza, paragonabile ai tempi eroici della guerra di Chioggia. 

Giulio II ottenne l’obiettivo di spezzare lo slancio veneziano in terraferma, Venezia mantenne inalterato lo Stato de Tera, ciononostante una diversa percezione di Roma si era ormai affermata. L’Agnadello, prima che una sconfitta militare, fu un trauma psicologico che rese più complessa e difficile tutta la politica veneziana e soprattutto, all’interno del patriziato, la posizione dei “papalisti”. Nella Repubblica i “papalisti” erano coloro che nonostante la sincera obbedienza allo Stato consideravano preminente la fedeltà alla Chiesa, tanto che nelle sedute senatoriali in cui si affrontavano tematiche sensibili riguardanti la Chiesa erano chiamati ad uscire. 

Tutti questi elementi ci aiutano a capire le inquietudini spirituali della Venezia del Cinquecento con molti uomini disinteressati o disillusi dalla Chiesa, con altri pronti a mettere in discussione la religione tradizionale e con altri ancora che invece cercarono con tutto loro stessi di dare un contributo allo sforzo di riscossa che la Chiesa stava compiendo.

2. LA FASE DEI PREDICATORI (1518-1542)

2.1 Quadro generale: le riforme al via

La lentezza romana nel prendere misure contro M. Lutero fu indicativa di una generalizzata esigenza di cambiamento percepita dai più alti vertici della Chiesa. In questo quadro iniziale possiamo parlare del formarsi di due poli d’attrazione, di due attitudini: quello dei cosiddetti “spirituali”, assertori della necessità di riforma anche attraverso un compromesso con Lutero e quello degli “intransigenti” i quali vedevano nella sconfitta dell’eresia un presupposto necessario per la realizzazione della riforma nella Chiesa. Queste posizioni erano ben lontane da essere nette e come spesso succede in questa “guerra spirituale” le lacerazioni erano anche interne alle coscienze. 

In Italia la situazione non era delineata nemmeno in campo protestante. Una delle caratteristiche delle prime predicazioni protestanti nella penisola fu di essere preparatoria e di non affrontare direttamente le questioni essenziali e più pericolose; i sermoni cripto-protestanti potevano serenamente confondersi con le istanze dell’umanesimo biblico erasmiano. Questo modo di fare da una parte facilitò la divulgazione poiché non creava delle opposizioni ferme, dall’altra rese i primi passi del movimento riformato poco incisivi e poco profondi. Questa scelta non ci sembra solo pragmatica ma rispecchia quella che era la situazione generale con poche adesioni convinte e molte effimere.

Fino agli anni quaranta soprattutto in Italia la situazione non sembrava ancora compromessa: non pochi vescovi, infatti, nella prima metà del secolo avevano avviato, con obiettivi e metodologie molto diverse, una riforma della propria diocesi. Per restare nelle diocesi veneziane possiamo citare il tentativo “ortodossi” di Gian Matteo Giberti a Verona o quello “filo-protestante” di Vittore Soranzo a Bergamo.

2.2 La Riforma protestante a Venezia

La diffusione della Riforma avvenne attraverso i mezzi tradizionali: nell’insegnamento universitario, nelle scuole, nella predicazione e nelle dispute in pubblico ma anche attraverso i nuovi canali offerti dalla stampa. Libri, pamphlets, fogli furono redatti sia in latino per le classi più colte sia in volgare per raggiungere il popolo. La stampa, vera e propria “rivoluzione inavvertita”, sarà uno degli elementi indispensabili per comprendere la propagazione iniziale del pensiero, così come successivamente per contenerlo.

A Venezia la prima predica secondo la “doctrina di fra Martin Luther, homo doctissimo, qual seguita San Paulo et è contrario al Papa molto” è attestata dai Diarii di Marino Sanuto, il giorno di Natale 1520, tenuta dal frate agostiniano Andrea Baura di Ferrara. 

La prima pubblicazione di scritti luterani a Venezia avvenne nel 1525 (nell’edizione del 1526 la paternità degli scritti era falsamente attribuita ad Erasmo da Rotterdam) mentre nel 1530 il Senato veneziano permise la stampa della traduzione in volgare del Nuovo testamento e poi dell’intera Scrittura; infine nel 1543 venne stampato il principale testo della Riforma italiana, Il Beneficio di Cristo. La diffusione dei libri dimostra che le dottrine protestanti furono quanto meno tollerate almeno sino agli inizi degli anni quaranta.

Oltre che a Venezia le dottrine protestanti si svilupparono anche in terraferma sicuramente a Padova dove l’ambiente universitario era particolarmente tollerante anche con eretici ed eterodossi; a poca distanza da Padova a Cittadella avrà il suo epilogo la drammatica storia di Francesco Spiera che si lasciò morire d’inedia in seguito ai rimorsi per l’abiura delle dottrine protestanti, evento che avrà una forte risonanza in tutta Europa; a Vicenza si sa dell’adesione al calvinismo di importanti famiglie nobiliari (Trissino, Thiene, Da Porto, Pigafetta); a Bergamo e in Istria furono gli stessi vescovi (Soranzo e Vergerio) ad indirizzare l’attività pastorale in senso decisamente luterano, dando vita ad una situazione paradossale in cui gli elementi del clero filo-luterani erano favoriti e quelli filo-cattolici perseguitati.

2.3 La Riforma cattolica a Venezia

In questo periodo Venezia non subisce solo i tentativi di inserimento da parte protestante ma è terreno di sperimentazione anche della riforma cattolica. A partire dal ceto patrizio nascono e si sviluppano importanti vocazioni monastiche come come quella del sodalizio di cui fanno parte i patrizi V. Querini e T. Giustiniani, i compositori del Libellus ad Leonem  (1513) e in cui si inseriva anche il futuro cardinale G. Contarini, figura di spicco della fazione “spirituale”. In città sono inoltre presenti importanti ospiti: dopo il sacco di Roma del 1527 si erano rifugiati a Venezia i teatini di Gian Pietro Carafa e di Gaetano da Thiene; legato al loro operato muoveva i primi passi anche Girolamo Miani futuro fondatore dei padri somaschi. Alla fine degli anni trenta anche i nascenti padri cappuccini trovarono un loro spazio in città; a lungo ospite della casa veneziana sarà Bernardino Ochino, generale dell’ordine ma futuro eretico ed esule a Ginevra (nel 1542). In quegli anni nella città lagunare passò anche Ignazio di Loyola con alcuni suoi compagni mentre si ritirava a Padova il cardinal R. Pole caduto in disgrazia al re d’Inghilterra (nel 1532).

2.4 Agli inizi del confronto

Il confronto veneziano assunse toni da subito accesi e fortemente polemici da entrambe le parti, caratteristici del modo di comunicare dell’epoca. L’opinione pubblica e il potere politico erano rimasti almeno superficialmente e nella loro maggioranza cattolici mentre cominciò una prima timida ramificazione sotterranea dei gruppi protestanti. L’apparato inquisitoriale si mosse ancora lentamente; pochi processi per eresia vennero istruiti fra la metà degli anni ’20 e la metà degli anni ’30 e probabilmente modesti furono gli effetti sociali d’altronde era la stessa Riforma che in questo periodo ebbe limitata la diffusione ed ebbe scarso spessore sociale in Italia.

 

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  1. De Lutheranorum haeresi reprimenda et ecclesia riformando
  2. Non ci soffermeremo sulla “leggenda nera dell’Inquisizione” ormai ampiamente superata dalla storiografia. Per avere un’idea più precisa indichiamo comunque alcune cifre: le condanne a Venezia tra 1547 e 1586 (imputati a vario titolo) 676 evangelici e 37 anabattisti in totale 713, un computo più largo e più generico degli accusati di eresia, proposizioni eretiche, libri proibiti e cibi proibiti per tutto il Cinquecento arrivano a 950. Condanne a morte emesse 23 eseguite 20.
  3. Adriano Prosperi, La Chiesa di Roma: il papato e la riforma tridentina nel Cinquecento, in Storia del cristianesimo. Vol. 3, Roma, Carrocci, 2015, pag. 184.
  4. Paolo Sarpi, Istoria del Concilio Tridentino, Torino, Einaudi, 1974, pag.5.
  5. Paolo Prodi, Chiesa e Società in Storia di Venezia, Vol. VI:  Dal Rinascimento al barocco, a cura di Gaetano Cozzi e Paolo Prodi, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1994, pagg. 305-340.
  6. Secondo il Pastor, Eugenio IV aveva avuto un ruolo fondamentale come salvatore del papato dal conciliarismo d’altro canto era però considerato come responsabile del fallimento della riforma quasi a conferma del principio “senza concilio nessuna riforma”. Ludwig Von Pastor, Storia dei Papi, Vol. I. Roma, Desclee & C., 1931, pag 351 e sgg.
  7.  Lucio Biasiori, Il luteranesimo il calvinismo e il contesto inglese, in Storia del cristianesimo. Vol. 3, Roma, Carocci, 2015, pag. 232
  8.  Marino Sanuto, I diarii, t. XXIX, a cura di Federico Stefani, Guglielmo Berchet, Nicolò Barozzi, Venezia, Tip. Fratelli Visentini, 1890
  9. Daniele Santarelli. Eresia, Riforma e Inquisizione nella Repubblica di Venezia del Cinquecento. Studi Storici Luigi Simeoni, 2007, pagg.73-105
  10. Daniele Santarelli. Op.cit.
  11. Andrea del Col, L’Inquisizione in Italia, Mondadori, Milano, 2012, pag. 290

 

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • Stato, società e giustizia nella Repubblica veneta, sec. XV-XVIII, a cura di Gaetano Cozzi, Roma, Jouvence, 1981;
  • Ambiente veneziano, ambiente veneto: saggi su politica, società, cultura nella Repubblica di Venezia in età moderna, Gaetano Cozzi; Venezia, Marsilio, 1997;
  • Storia di Venezia. Vol VI:  Dal Rinascimento al barocco, a cura di Gaetano Cozzi e Paolo Prodi, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana 1994;
  • Storia d’Italia. Vol. 12. La Repubblica di Venezia dell’età moderna. A cura di Gaetano Cozzi e Michael Knapton, UTET, 1992;
  • Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Milano, Mondadori, 2006;
  • La Chiesa di Venezia tra riforma protestante e riforma cattolica, a cura di Giuseppe Gullino, Venezia, Edizioni Studium Cattolico Veneziano, 1990;
  • Storia del Cristianesimo. Vol. III. L’età moderna, a cura di Vincenzo Lavenia, Roma, Carrocci, 2015;
  • Gian Luca Potestà, Giovanni Vian, Storia del Cristianesimo, Milano, il Mulino, 2014;
  • Brian Pullan, Gli ebrei d’Europa e l’Inquisizione a Venezia dal 1550 al 1670, Roma, Il Veltro, 1985;
  • Daniele Santarelli, Eresia, riforma e inquisizione nella repubblica di Venezia nel Cinquecento in: Studi storici Luigi Simeoni, LVII, 2007, pag. 73-105; URL <halshs-00326278>;
  • I giudici della fede, a cura di Daniele Santarelli, Luca Al Sabbagh, Herman H. Schwedt, Domizia Weber, Firenze, Clori, 2017;
  • Marin Sanudo, I diarii, a cura di Federico Stefani, Guglielmo Berchet, Nicolò Barozzi, Venezia, Tip. Fratelli Visentini, 1890
  • LINK
  • Paolo Sarpi, Istoria del Concilio Tridentino, Einaudi, Torino 1974
  • LINK
  • Ludwig Von Pastor, Storia dei Papi, Desclee & C., Roma, 1931; 
  • URL <http://asa.archiviostudiadriatici.it/islandora/search?type=dismax&f[0]=dc.creator%3A%22Pastor,%20Ludwig%20:%20von%22>;
  • La Storia. Vol. 7. Il Cinquecento: la nascita del mondo moderno, a cura di UTET Cultura, Edizioni la Repubblica, 2004.
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