Grande Guerra, una storia indimenticabile per i Bassanesi - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - Grande Guerra, una storia indimenticabile per i Bassanesi

Grande Guerra, una storia indimenticabile per i Bassanesi

Riceviamo e pubblichiamo: lettera di un ex alpino.

Sono passate 100 estati, da quando i nostri nonni e bisnonni si stringevano, con animo fervente, per portare a termine quel che fu una delle più grandi ed eroiche controffensive della storia.

Era il 1918, e il caldo del sole battente si sprigionava dalle rocce, facendo attaccare gli indumenti intrisi di sudore alle strisciate e doloranti membra dei nostri soldati, logorati da mesi di tenaci combattimenti tra una trincea e l’altra. Il Tedesco, l’Austriaco e l’Ungherese erano alle porte. Un loro ultimo assalto ben studiato e tutto sarebbe stato perduto. Le stanche, ma ancor forti truppe del Generale Conrad, guardavano Venezia e tutta la pianura veneta dal Brenta al Piave.

Dopo la terribile ritirata di Caporetto, le armate Italiane erano allo stremo, l’acqua iniziava a toccare la gola, un solo sussulto e si sarebbe passato il punto di non ritorno, bisognava reagire! Fù allora che gli alti vertici dell’esercito decisero, con sofisticata strategia e astuzia, di giorcarsi il tutto per tutto sul Monte Grappa e sul Piave, gli ultimi baluardi che avrebbero segnato il confine tra la vittoria e la sconfitta totale. Da tutto il fronte s’alzò allora un grido di fierezza, nel quale ogni soldato Italiano rivendicava la difesa della propria terra, del proprio popolo e della propria casa. Fu così che i nostri padri si lanciarono sopra quegli appezzamenti di terra, già coperti di cadaveri, tra il falciare della mitraglia e il rombo del cannone. La disperazione si tramutò in un ruggito di Erculea potenza.

Ragazzi di appena diciotto anni, assieme agli ormai veterani più anziani, pronti a vincere o a morire. “Tutti Eroi… O il Piave o tutti accoppati!”, “Meglio un giorno da Leone che cento da pecora!”, recitavano le scritte sui muri della case devastate dalle bombe o lungo il fiume sacro. Quanti di noi da bambini, passeggiando tra i prati del Grappa, hanno sognato e immaginato i gloriosi ragazzi del ’99 all’assalto, armati di moschetto, pugnale e bombe a mano? Quanti di noi bassanesi, ancor oggi, portano con orgoglio un cappello alpino, simbolo di eterno legame con questi luoghi? Quanti di noi Bassanesi, hanno un nonno o un bisnonno che ha combattuto? Le loro eroiche gesta, il loro sacrificio riecheggia ancora lassù, dove si svolsero le ultime battaglie decisive. Cà Tasson, Monte Pertica, Col Moschin, luoghi dove la gloria si è fusa nella terra. Ed è da quegli avvenimenti che la nostra città un giorno, cambiò il proprio nome da Bassano Veneto a Bassano del Grappa, in memoria di quei soldati che ora riposano nel grande tempio sulla cima dell’omonimo monte.

Ecco perché il bassanese non può dimenticare chi sono stati i nostri padri, cosa è stata la nostra città e cosa rappresenta ancora. Il cuore si riempie di tristezza, quando si pensa che proprio a ridosso del centenario, non sia stato dato il giusto spazio alla memoria di tutto questo, se non in qualche sparuto caso. Nessun vero gesto d’orgoglio per il nostro passato, tutto scivolato in sordina per mano di politicanti poco avvezzi a riconoscere il valore del proprio popolo e dei propri avi. Si parla di pace e di amore, sorvolando su i sacrifici, come fossero cose che si trovano per strada, quando invece sono valori che nella storia sono stati conquistati pagando un prezzo altissimo. La pace dopo Vittorio Veneto, l’amore per la Patria, sono la verità che si collega alla nostra storia. Cosa direbbero i grandi eroi di quei giorni, il Capitano degli Arditi Zancanaro, il Maggiore Messe, il tenente Ermes Rosa o il grande Ettore Viola, gli Alpini del battaglione Val d’Adige, gli eroici fanti della Sassari, nel veder tanto menefreghismo nei loro confronti?

“Siete voi le generazioni per le quali noi abbiamo combattuto sacrificando tutto?!” Direbbero.

Ecco perché è nostro compito riprendere coscienza di ciò che rappresenta la nostra città e la sua gente. Siamo discendenti di uomini che han saputo diventare soldati, e di giovani che han saputo diventare soldati prima ancor di diventare uomini. Quella sensazione di fierezza, le emozioni imparagonabili che si provano passeggiando tra i marmi di cima Grappa, o vicino ai monumenti come quello di Parco ragazzi ’99, sono sintomi di orgoglio, coscienza di un retaggio incancellabile.

“Gloria a voi soldati del Grappa”, una frase da incidere in ogni cuore bassanese che si rispetti. Perché non esiste nulla di più bello del ricordo e dell’eterna devozione, che una città come Bassano del Grappa deve ai suoi figli, che per essa versarono sangue.

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