EUROPA UNITA CONTRO I FIGLI DI TROIKA - Destra Brenta
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EUROPA UNITA CONTRO I FIGLI DI TROIKA

Ci troviamo in una situazione delicata e, come giustamente ha dichiarato Giorgia Meloni, questa sarà la vera occasione per capire l’utilità o meno di far parte dell’Unione Europea.
Già molto abbiamo scritto su come l’UE rappresenti una struttura utile solamente a Francia e Germania che, non solo apparentemente, sembrano gestirla a proprio uso e consumo. La realtà è che in questo contesto l’Italia è la grande assente, che assiste inerme senza muovere un dito per controbilanciare i rapporti e gli equilibri all’interno dell’istituzione comunitaria, come se fosse intimorita dal dovere chiedere quanto legittimamente le spetta come Stato membro che ha sempre regolarmente dato senza ricevere proporzionalmente in cambio.
L’atteggiamento del Governo italiano, quasi a scimmiottare i pasciuti sorrisi di Prodi, si esprime attraverso le autocommiserazioni di Conte, ridicolo ma soprattutto incapace di farsi rispettare.
Ora gli scenari stanno però cambiando.
Stati come Russia e Cina stanno cooperando per far fronte all’emergenza Coronavirus, mentre l’asse franco-tedesco è pronto con un’operazione “bazooka” ad immettere grossi quantitativi di denaro nei propri circuiti economico-produttivi; in particolar modo la Germania – attraverso la banca pubblica KfW – ha già annunciato l’emissione di 550 miliardi in seguito alle dichiarazioni del Ministro delle Finanza Olaf Scholz che spavaldo afferma “Ci pensa la Germania, ma solo per sé stessa”. Curiosa questa affermazione da parte di chi ha sempre imposto regole ferree all’Unione Europea. Questo dimostra che esiste la libertà di varare un piano finanziario che vada a sforare il bilancio statale. L’Italia invece, pensa agli eurobond, ad emissioni a debito, strumenti che per altri stati, come l’Austria, non sono nemmeno degni di menzione. Conte pensa addirittura al MES, magari in forma più morbida, ma sempre col cappio al collo del debito e dello strozzinaggio con interessi inaccettabili, in un periodo di normalità, figuriamoci in clima di emergenza. Lo stesso Conte che “accetta i 15 giorni richiesti dall’Europa”, come se per una persona in fin di vita si attendesse qualche ora a fornire l’ossigeno per vederne la reazione. Ancora qualche frigorifero è mezzo pieno, ma ancora per quanto? Gli italiani hanno bisogno ora, non tra quindici giorni; le imprese devono avere risposte certe e concrete non parole aleatorie. Conte, se realmente vuole rappresentare il Presidente di tutti gli italiani, non dovrebbe aspettare nessuno e già da oggi dovrebbe iniziare a mettere in pratica tutte le azioni necessarie a sostenere l’intero sistema economico e produttivo e le famiglie italiane. Abbiamo già dimostrato che le strade esistono, gli strumenti li abbiamo, anche nel rispetto degli odiosi Trattati che molti antepongono al bene comune. Basta solo la VOLONTÀ POLITICA; un decreto-legge, domani mattina. E si riparte! Ma temiamo che, come accade da troppi anni, l’Italia anziché affrontare come dovrebbe la crisi economica la subirà.
Innanzi all’atteggiamento dell’asse franco-tedesco, sollecitiamo i cosiddetti PIGS (Portogallo-Italia-Grecia-Spagna); il nostro Paese si faccia propulsore di una convergenza con le forze del gruppo Visegrad, realizzando un blocco improntato all’unità di intenti sul piano politico-economico-commerciale; allora sì che le pretese della Merkel e di Macron potrebbero essere portate a più miti consigli. L’Italia sembra non capire il suo importante ruolo strategico e geopolitico per l’Europa; ai politicanti di turno, forse per ignoranza, forse per miopia o forse in servile ossequio di meri interessi altrui, sfugge l’obiettivo che la nostra nazione deve necessariamente riprendersi gli spazi e le posizioni strategiche che le competono nel Mediterraneo, cedute in gran parte ai francesi. Tali nostre assenze non sono giustificate.
Il nocciolo della questione rimane un esecutivo timido ed incapace, non scevro da gravi responsabilità, con un popolo (?) che continua a giustificare e a credere in questa classe politica anziché metterla al bando, soprattutto alla luce della dimostrazione della totale incapacità nella gestione dell’emergenza virus e della conseguente crisi economica.
Stiamo assistendo addirittura all’invocazione di Mario Draghi come possibile salvatore della Patria, nella prospettiva di un “Governo tecnico di unità nazionale”; un «vile affarista» ebbe a dire di lui il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, con un curriculum ed una storia personale che rappresentano quanto di più lontano ed antitetico dagli interessi nazionali. E se lo sponsorizza e lo caldeggia pure Mario Monti è tutto un dire.
Spiace molto sentire che su questa linea si attesta pure Matteo Salvini che ha dichiarato: «Grazie Draghi. Ci serve il tuo aiuto», molto probabilmente spinto dai suggerimenti di Giancarlo Giorgetti, da sempre sensibile a questa ipotesi, mettendo così in evidenza le contraddizioni all’interno della Lega in campo economico.
Purtroppo, ci si dimentica la natura dei Governi tecnici o dei figli di Troika, chiamati ad uopo, come successo per la Grecia, ad istaurare severe austerità e tagli draconiani di quel poco che è rimasto del già martoriato Stato sociale.
La sensazione è che alcune strutture sovranazionali stiano sfruttando questa emergenza per cancellare lo Stato di Diritto, restringere ulteriormente i nostri pochi spazi di libertà, impadronirsi dei migliori asset strategici nazionali e fagocitare l’intero sistema economico produttivo.
Una risposta forte potrà avvenire solamente da un’Europa autenticamente unita, che non deve passare necessariamente da Bruxelles e Francoforte, ma può ripartire da Roma sovvertendo gli attuali disequilibri, per una vera rinascita europea.

Piero Puschiavo
Associazione Culturale – Laboratorio Politico
Progetto Nazionale

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