Destra Brenta festeggia San Marco - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - destra brenta festeggia san marco

Destra Brenta festeggia San Marco

Negli ultimi giorni abbiamo assistito alle celebrazioni del 25 aprile, festa nazionale della Repubblica volta a ricordare la vittoria alleata e partigiana ai danni delle forze dell’Asse. Ricordiamo, Bassano è città Medaglia d’Oro al Valor militare della guerra di Liberazione avvenuta dal 1943 al 1945. Ma noi di Destra Brenta diciamo la nostra. Come associazione culturale, ogni anno il 25 aprile festeggiamo San Marco e non di certo una sconfitta militare.

In quanto cattolici tradizionalisti, il giorno del santo evangelista deve avere precedenza su ogni altra ricorrenza di stampo laico. Inoltre, San Marco è il santo patrono di una civiltà, quella di Venezia, che fu protagonista non solo nelle nostre terre, ma nel mondo conosciuto dei secoli passati. Gli anni della guerra civile italiana sono una ferita indelebile ancora oggi. Basti pensare alle violenze fisiche dei centri sociali, legittimate dalla sinistra istituzionale che usa a sua volta un’altra tipologia di violenza, quella liberticida attraverso leggi ideologiche. D’altronde, la Repubblica italiana fonda la sua stessa esistenza sulla lotta al fascismo, e quindi si finisce in un circolo vizioso senza fine dove si è impossibilitati nel chiedere un dibattito intellettualmente onesto e scevro da faziosità ideologica.

Come uscirne? Superando certe barriere ideologiche che ci vengono imposte da sette decenni a questa parte: la nostra civiltà fonda le sue radici ben qualche millenni prima del 25 aprile del 1945. Dunque è necessario diffondere la vera cultura, quella della bellezza della nostra civiltà cristiana, non quella professata dalla sinistra parlamentare e non, che si arroga in maniera prepotente e senza cognizione di causa di cultura stessa. D’altronde, chi controlla il passato controlla il presente, diceva Orwell. I mali dell’Italia iniziano dal 1796 con l’entrata di Napoleone, anno che segnò l’inizio delle ideologie: da allora esistono italiani socialisti, nazionalisti, progressisti, conservatori, comunisti, fascisti, liberali e così via. Prima di ciò esisteva la fede in Cristo e l’obbedienza della sua Chiesa.

Ritornando alla cosiddetta guerra di “liberazione” (sempre se di liberazione possiamo parlare visto che da allora come non mai siamo soggetti e succubi di forze internazionali, militari e finanziarie), chiamata così dall’opinione pubblica, noi teniamo a sottolineare che si trattò di una vera e propria guerra civile, per non dire fratricida, dove dei poveri ragazzi furono costretti a combattere contro le forze regolari che, per quanto discutibili e che piaccia o no, le forze dell’asse furono pur sempre forze militari regolari. A riguardo si legga anche la sentenza del tribunale supremo militare n. 747 del 26.4.1954. A scombussolare oggigiorno l’opinione pubblica, affermando che quella fu una vera e propria guerra civile innescata dai partigiani, ci sono diversi storici: basti leggersi basti leggersi i numerosi libri revisionisti di un Pansa, o un Pavone nella sua “Una guerra civile”, per citare poi Rusconi che scrisse “Se cessiamo di essere una nazione”, oppure Galli della Loggia in “La morte della patria”. Quindi, lo ribadiamo più forte che mai: nessuna ideologia e nessun partito deve arrogarsi il diritto di possedere la cultura, onde evitare di viziarla con l’ideologia stessa, alimentando odio e divisione.

Oggi la battaglia politica e culturale ha due partiti: globalizzazione e tradizione. E noi siamo per la Tradizione.

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