CHIARA E LA STORIA ovvero "indicazioni su come sparare sulla croce rossa" - Destra Brenta
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CHIARA E LA STORIA ovvero “indicazioni su come sparare sulla croce rossa”

Che cos’è la “mentalità fascista” di cui sproloquiano i media dopo le dichiarazioni della novella maitre a penser Chiara Ferragni, nuova idola di quella sinistra che fino all’altro giorno la insultava per i selfie agli Uffizi?

Nella mentalità della Ferragni essa si presenta come una sorta di “cultura della violenza fascista”, ma cosa è stata storicamente, la “mentalità fascista?”.

La fase violenta, quella squadrista, che sorse spontanea alle altrettante violenze bolsceviche durante il famigerato biennio rosso, si esaurisce quasi completamente una volta realizzato il suo obbiettivo, ovvero la conquista del potere. È universalmente riconosciuto che il primo Governo Mussolini fu composto da liberali, eccezion fatta per il Minstro degli Esteri Dino Grandi e il Ministro della nascente Aeronautica Militare Italo Balbo: costoro, dato il loro spessore intellettuale e politico, furono gli unici squadristi ad avere in prima fase un importante peso politico. Le restanti camicie nere furono istituzionalizzate e inglobate nel nuovo Stato, i loro capi relegati nelle loro città (Farinacci a Cremona, Ricci in Toscana, Arpinati a Bologna e così via).

Giovanni Gentile, filosofo, creatore dell’Enciclopedia Italiana e Ministro dell’Istruzione durante il Fascismo indicò la necessità per il passaggio dallo stato giolittiano, traditore dei principi risorgimentali, a quello fascista, in quanto etico ed “educatore”. Ecco quindi che nella sua “Dottrina del fascismo”, insieme a Mussolini, descrive ciò che deve essere lo Stato fascista, riprendendo la dottrina hegeliana dello stato etico, dove “L’individuo può essere libero ed esplicare la sua moralità esclusivamente nelle forme istituzionali dello Stato”. Una mentalità senza dubbio materialista, in quanto lo Stato deve servire come mezzo e non come fine, ma senza dubbio una novità per l’epoca.
Ecco quindi che scopo del fascismo è quello di creare un uomo la cui mentalità è fede nello stato, spirituale, anti-materialista, volta a grandi imprese. Un altro Gentile, Emilio, storico del dopoguerra, analizza perfettamente questo tentativo da parte di Mussolini di forgiare un italiano la cui mentalità fosse quella di sentirsi un tutt’uno con lo Stato (tipico dei totalitarismi) sostituendo la fede cattolica (Mussolini era ateo) con quella per le istituzioni (sia Giovanni Gentile che Mussolini erano mazziniani convinti appunto).

La “mentalità fascista” sostituisce alla fede in Dio quella per lo Stato, predica l’obbedienza cieca alle istituzioni e a ciò che esse fanno e dicono. Essa puntava a creare un uomo di valori granitici e cristallini. Nella sua sostanza, assistiamo ad uno sviluppo del Risorgimento mazziniano.

Ma se guardiamo ad oggi, dove troviamo ateismo, fede nello stato e cieca obbedienza e glorificazione delle istituzioni?

Facile, a sinistra.

Ad oggi, quindi, la mentalità fascista è quella dei Lorenzo Tosa, dei Delprete, Dei Raimo, dei Leonardo Cecchi, dei Salamida, delle Cathy La Torre, quella di Repubblica, di Huffington Post, dei Gad Lerner e delle Gruber, delle Lucarelli, e di tutti i loro petalosi follower.

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