Barbari di oggi e di ieri - Destra Brenta
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Destra Brenta - associazione culturale - Bassano del Grappa - barbari

Barbari di oggi e di ieri

Sono da sempre convinto che la cultura sia, e debba essere, accessibile a tutti, indipendentemente dall’approccio, accademico o autodittata. Ma, come ci insegna uno dei massimi storici, Tucidide, ognuno stia al suo posto se vuole solo strumentalizzarla per fini ideologici e non sia invece oggettivamente in cerca della verità politica. Premessa d’obbligo questa visto l’argomento particolarmente caldo che affronteremo nelle prossime righe.

Il fenomeno migratorio, tema centrale della politica nazionale ed europea, e tutte le conseguenze che ne concernono e che catalizzano l’attenzione della famigerata nuova Europa (UE), materialista e atea, con i suoi patti sovranazionali, tesa quasi esclusivamente a far trionfare il suo modello turbo capitalista, volto a soggiogare i popoli più che ad aiutarli in un vero sviluppo economico. 

Il fenomeno migratorio dicevamo è sempre esistito nel corso della storia, come anche il sacrosanto diritto di asilo. Romolo ce lo insegna. Ma questo fenomeno, e il suo significato, è distorto oggigiorno sia dai mondialisti da un lato, sia da coloro che si definiscono nazionalisti dall’altro. 

Un esempio su tutti il fenomeno delle migrazioni barbariche avvenute nell’alto medioevo: i primi paragonano tale fenomeno migratorio a quello contemporaneo a dimostrazione , secondo loro, di come sia tutto normale, una sorta di ciclo storico che si ripete, i secondi invece lo usano come monito,  al fine di evitare che l’Europa posso fare la fine dell’impero romano. Considerazioni alquanto delatorie e insensate, entrambe.

Innanzitutto non si può paragonare quel tipo di fenomeno migratorio con l’odierno, sia in termini etici che statuali. Secondo diversi studi indetti dal dopo guerra ad oggi, in particolar modo quelli promossi dalla European Scienze Foundation, un istituto formato da archeologi e storici di alto livello, sono state smontate diverse teorie, soprattutto per quanto riguarda la nostra propaganda risorgimentale, nella quale l’unità d’Italia doveva avvenire per liberarci dal barbaro straniero oppressore (l’Austria in quel caso, paragonata ai Longobardi: si pensi all’Adelchi di Manzoni).

I quesiti da porci dunque sono i seguenti: 

  • Erano davvero barbari coloro che, fin dal III secolo, erano federati dell’impero, in un certo senso quindi già assembrati nel sistema statuale, seppur tracollante, di Roma? 
  • Con le migrazione barbare davvero finì quella che è stata definita l’età romana dando inizio ai cosiddetti secoli bui, o tale fenomeno non fu altro che una continuità storica? 
  • L’Europa è nata proprio nei secoli successivi alla deposizione di Romolo Augustolo?

 

Andiamo per gradi. Il concetto di barbari, lo sappiamo tutti, era un concetto usato dai romani in base al loro etnocentrismo antropologico e giuridico (non religioso, beninteso) per quanto concerne tutte quelle popolazioni al di là del limes, lo stesso limes che tanti “barbari” difesero a cominciare dal IV secolo, gli Unni in Oriente ad esmpio, gli stessi Unni di Attila che verranno fermati in Padania da papa Leone Magno nel V secolo. Persino i Goti, futuri dominatori in Italia, per un periodo difesero i confini a nord dell’impero. Le popolazioni non romane, dunque, avevano una propria nazione, cultura, religione ed esercito, con una società sicuramente più pastorale rispetto alla civilizzata Roma, ma sempre con una società organica e ben strutturata. Tanti barbari, sin dai tempi di Costantino, cominciarono a servire sotto le insigne di Roma. Dopo il 476 d.C, data convenzionale, venne meno tutto quel sistema statuale ai danni di un Goto, quale Odoacre, che in maniera intelligente si autoproclamò soltanto re d’Italia, inviando le insigne imperiali a Costantinopoli, la seconda Roma creata nel 330. Odoacre venne ucciso da Teoderico, che divenne a cavallo tra V e VI secolo re d’italia, in contrasto con la Chiesa, in quanto ariano. L’arianesimo, eresia combattuta e debellata sin dal Concilio di Nicea del 325 presieduto da Costantino, era stata assorbita più facilmente da tutte quelle popolazioni barbare, in quanto il Padre e il Figlio erano simili ma non della stessa sostanza, annullando così il dogma della SS. Trinità. In poche parole, Cristo era più comprensibile solamente nella forma umana. Ciò non mancò comunque quell’ impulso “civilizzatrice” da parte del barbaro Teoderico per quanto riguarda la riorganizzazione statuale e strutturale dell’Italia: rispetto del senato fortemente di tradizione romana, salvaguardia delle autonomie giurisdizionali, amministrazione equa della giustizia, rispetto per Roma e il suo Vicario, de facto ormai unico governatore rimasto della città. Intellettuali di alto rilievo di stirpe romana, quali Cassiodoro e Boezio Severino, erano collaboratori del re goto. Ciò che veniva meno era l’aspetto religioso, quell’eresia imperante che, nel mondo di allora, era inconciliabile. Difatti si sfociò nella fatidica guerra greco – gotica, dove il generale dell’imperatore Giustiniano, Belisario, dopo una guerra più che ventennale debellò i “barbari” eretici dall’Italia. Un altro popolo barbaro fu quello dei Franchi, ma con una peculiarità non indifferente: da pagano divenne direttamente cattolico. La conversione del re merovingio Clodoveo sul finire del IV secolo, fece sì che tutto il popolo franco, sposò la causa di Cristo nella sua naturale e giusta dottrina. Gli Avari in Spagna verranno invasi nel’VIII secolo dagli Arabi. Bisognerà aspettare l’inizio del XVI secolo per liberarsi del giogo islamico grazie all’unione di due corone spagnole: Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia, nonni del futuro defensor ecclesiae Carlo V. Si possono definire altresì “barbari” Liutprando, re longobardo cattolico, Carlo Magno figura eccezionale del futuro rinato Impero Romano, con un fine sacrale perché voluto dalla Chiesa. Erano forse romani, etnicamente parlando, questi governanti? Per niente. Tutti, tranne Teoderico che aveva “l’handicap” dell’eresia, si possono definire veri continuatori della romanità, grazie ai papi di allora che, dove non arrivò la Roma pagana dei secoli scorsi, sotto l’egida dell’universalità della croce, formarono l’Europa cattolica, apostolica e ROMANA. Ripeto il sostantivo romana. Si pensi anche dell’opera instancabile del monachesimo irlandese, che trova il suo apice in san Patrizio, britannico, che partì per la conversione dell’intera Irlanda; ai monaci franchi che convertirono la Britannia; oppure a san Bonifacio, che convertì l’intera Sassonia, Pannonia e Svevia, ultime rimanenze pagane. Fino ad arrivare alla notte di natale dell’800, con l’incoronazione di Carlo Magno da parte di papa Stefano III: il sigillo della rinascita della concezione imperiale per volontà della Chiesa, del successore del principe degli apostoli, il Papa, l’unico vero protagonista della politica in quei secoli bui. E per secoli bui non si intende la propaganda illuminista della caccia alle streghe, dei roghi purificatori o delle crociate. Per secoli bui altro non si intende che il caos religioso e di conseguenza politico. Dal 476 all’800 d.C, i papi hanno lavorato freneticamente per preparare una società che troverà il massimo splendore nel cosiddetto Medioevo.

Dopo questo brevissimo excursus storico, non me ne vogliate perché appunto brevissimo, traiamo le conclusioni ai “sinistri” e ai “destri”. I primi non si rendono minimamente conto che è un’offesa paragonare le immigrazioni dei “barbari” altomedievali a quella odierna: nel primo caso c’è stato un processo di integrazione politica persino da chi cattolico non lo fu (Teoderico appunto); in secondo luogo una assoluta integrazione spirituale (Clodoveo, Liutprando e Carlo Magno). Oggi la maggior parte degli immigrati disprezzano, e mi tocca dire anche giustamente dal loro punto di vista, la nostra civiltà. Basti guardare le loro gesta: delinquono, pretendono, impongono, effettuano azioni terroristiche in nome di un Dio che mai è stato nostro e dal quale anzi i nostri padri da sempre si difesero. Costoro che professano la società multi religiosa, prima che multi etnica, altro non vogliono che la completa distruzione di una civiltà, la nostra, che essi stesso odiano e disprezzano. Altro non si spiegherebbe questo amore innaturale verso il prossimo che prossimo non è : gli stessi “italiani” che hanno manifestato a favore dei migranti della Diciotti, caso che ha visto il Ministro degli Interni persino denunciato da una magistratura ideologizzata, saranno mai stati nei luoghi dei nostrani terremotati per dar loro sostegno morale e materiale? Dubito.

Per i destri invece, la fine della statualità dell’impero romano fu, come scritto, l’inizio della vera unità europea, dove prima mai arrivò il diritto di Roma oltre il limes, ci arrivò il corpo mistico di Cristo: la Chiesa di Roma con il papa, in particolar modo Leone Magno, Gregorio Magno, Zaccaria, Stefano I, Paolo I, Adriano I e Stefano II. Dunque, possiamo paragonare gli immigrati di allora, veri continuatori della tradizione e identità romana, con gli immigrati di oggi? La risposta la lascio a voi lettori. 

Nel frattempo noi di Destra Brenta guardiamo con speranza l’operato del ministro Matteo Salvini, augurandoci che il colloquio con l’ungherese Orban sia l’inizio, o meglio il ritorno, di una determinata era. Magari anche con una Chiesa che ritorni a prendere consapevolezza della sua storia e del magistero di Cristo.

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